MESSAGGIO DEL CARD. JAVIER LOZANO BARRAGÁN
«Signore, se vuoi, puoi guarirmi». (Mt 8, 2)
Come Gesù che incontra il malato di lebbra, ne accoglie il grido «Signore, se vuoi, puoi risanarmi», lo guarisce e lo restituisce alla vita sociale (cfr Mt 8, 2-4), così la Chiesa in questa «53a Giornata Mondiale per i malati di lebbra» desidera mettersi in ascolto delle tante persone che ancora nel mondo sono colpite dal morbo di Hansen, cioè dalla lebbra, e, attraverso il Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, vuole dare voce al loro grido di aiuto, perché tutti insieme ci sentiamo coinvolti con le diverse possibilità e responsabilità nell’impegno di offrire risposte concrete ai bisogni di cura dei malati di lebbra. Se, infatti, il progresso scientifico, farmacologico e medico consentono oggi di poter disporre di medicinali e di cure terapeutiche efficaci per la guarigione dalla lebbra nei suoi primi stadi, tuttavia rimangono ampie fasce di persone malate e vaste zone nel mondo, che non usufruiscono ancora di queste possibilità di cura, per diverse cause che andrebbero analizzate e valutate. Alcuni dati riportati dalla «World Health Organization» ci fanno pensare: all’inizio del 2005, i casi dichiarati di lebbra erano in Africa 47.596, nelle Americhe 36.877, nel Sud-Est Asia 186.182, nel Mediterraneo orientale 5.398, e nel Pacifico occidentale 10.010. Non mancano, fortunatamente, sempre secondo la Who, anche alcuni dati che parlano di un regresso della malattia almeno stando ai dati dichiarati: dai 763.262 malati nel 2001 si è passati ai 407.791 nel 2004. La giusta e condivisa soddisfazione per i risultati raggiunti nella lotta contro il morbo di Hansen, non deve significare un minore impegno o una dimenticanza dei bisogni permanenti, delle cause endemiche del morbo, dei pregiudizi ancora esistenti, delle eventuali disfunzioni organizzative. Una caduta di attenzione al problema sarebbe particolarmente dannosa proprio nel momento in cui, se fortemente lo volessimo, si potrebbe fare uno sforzo decisivo per tentare di debellare definitivamente e in ogni parte del mondo la malattia della lebbra….
Tra le necessità a cui oggi si è chiamati a rispondere, oltre allo sviluppo dell’organizzazione e di canali più efficienti e garantiti per la distribuzione gratuita dei farmaci, e la cura attenta dell’igiene, c’è la necessità di preparare soprattutto nei diversi paesi e nelle zone dove è maggiormente presente la lebbra, gruppi di operatori socio-sanitari che siano in grado di agire nel territorio diagnosticando per tempo la presenza del morbo e di curarlo sia in fase iniziale che in fase di crescita…. Domenica 29 gennaio, particolarmente, esorto le nostre comunità a «fare memoria», nella Celebrazione Eucaristica nella quale Cristo si fa presente in tante persone e famiglie che ancora soffrono per la malattia della lebbra, con l’auspicio che l’Eucaristia, attualizzazione e manifestazione dell’amore e della solidarietà salvifica di Dio per noi e per tutti gli uomini, diventi la sorgente di un amore e di una solidarietà più grande da parte nostra verso le persone sofferenti e malate di lebbra, capace di edificare una umanità più giusta, fraterna e in pace. Sarà questo un modo concreto per manifestare che «Dio è Amore che salva, Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come fratelli, responsabilmente protesi a mettere i differenti talenti a servizio del bene comune della famiglia umana. Dio è inesauribile sorgente della speranza che dà senso alla vita personale e collettiva»


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