Dall’omelia di Paolo VI nel giorno di Pentecoste, il 9 Giugno 1957
“Grande ora è questa, che offre ai fedeli la sorte di concepire la vita cattolica come una dignità e una fortuna, come una nobiltà e una vocazione. Grande ora è questa, che sveglia la coscienza cristiana dall’assopimento indolente, in cui per moltissimi era caduta e la illumina di nuovi diritti e doveri.
Grande ora è questa che non ammette che uno possa dirsi cristiano e conduca vita moralmente molle e mediocre, isolata ed egoista,
caratterizzata solo dall’osservanza stentata di qualche precetto religioso e non piuttosto trasfigurata dalla volontà positiva ed eroica talvolta, umile e tenace sempre, di vivere in pienezza di convinzioni e di propositi. Grande ora è questa che bandisce dal popolo cristiano il senso della timidezza e della paura, il demone della discordia e dell’individualismo, la viltà degli interessi temporali che soverchiano quelli spirituali. Grande ora è questa che ha nei bambini perfino, nei giovani, nelle donne, negli uomini di pensiero e di affari, negli infermi anche, schiere di anime vive e ardenti per il messianesimo, non fantastico, non illusorio del Regno di Dio.
Grande ora è questa che il popolo cristiano fonde in un cuore solo e in un’anima sola, in un restaurato senso comunitario, intorno all’altare di Cristo; convince il clero a pregare con i fedeli, convince i fedeli a partecipare alla misteriosa e inebriante liturgia della Chiesa. Grande ora è questa, in cui la Pentecoste invade di Spirito Santo il corpo mistico di Cristo e gli dà un rinato senso profetico, secondo l’annuncio dell’apostolo Pietro nella prima predica cristiana che l’umanità ascoltava: “Profeteranno i vostri figli e le vostre figlie e i vostri giovani vedranno visioni e i vostri vecchi sogneranno sogni. E sui miei servi e le mie ancelle, in quei giorni, effonderò il mio Spirito e profeteranno” cioè godranno d’interiore pienezza spirituale ed avranno capacità di darne esterna e stupenda testimonianza”.
Paolo VI


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