L’Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi cercano di toglierci

eucarestia<meta content="OpenOffice.org 2.0 (Linux)" name="GENERATOR" /><meta content="Don Agostino" name="AUTHOR" /><meta content="20070609;11160000" name="CREATED" /><meta content="cenziano" name="CHANGEDBY" /><meta content="20070612;22100300" name="CHANGED" /><br /> <style type="text/css"> <!-- @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --> </style> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font color="#000000">“<font face="Arial, sans-serif">Senza <em>domenica, senza l’Eucaristia i cristiani in Iraq non possono vivere</em>”: padre Ragheed raccontava così la speranza della sua comunità abituata ogni giorno a vedere in faccia la morte, quella stessa morte che ieri pomeriggio ha affrontato lui, di ritorno dalla messa. </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#000000">Dopo aver nutrito i suoi fedeli con il corpo e il sangue di Cristo, ha donato anche il proprio sangue, la sua vita per l’unità dell’Iraq e per il futuro della sua Chiesa.<br /> Con piena consapevolezza questo giovane sacerdote aveva scelto di rimanere a fianco dei suoi fedeli, nella sua parrocchia dedicata allo Spirito Santo, a Mosul, giudicata la città più pericolosa dell’Iraq, dopo Baghdad. Il motivo è semplice: senza di lui, senza il pastore, il gregge si sarebbe smarrito. Nella barbarie dei kamikaze e delle bombe almeno una cosa era certa e dava la forza di resistere: “<em>Cristo – </em>diceva Ragheed<em> – con il suo amore senza fine sfida il male, ci tiene uniti, e attraverso l’Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi cercano di toglierci”.<span id="more-61"></span></em> </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font color="#000000"><font face="Arial, sans-serif">È morto ieri, massacrato da una violenza cieca. Ucciso di ritorno dalla chiesa, dove la gente, anche se sempre meno, sempre più disperata e impaurita, continuava però a riunirsi come poteva. </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font color="#000000">“<font face="Arial, sans-serif"><em>I giovani </em>– raccontava Ragheed alcuni giorni fa<em> – organizzano la sorveglianza dopo i diversi attentati già subiti dalla parrocchia, i rapimenti e le minacce ininterrotte ai religiosi. I sacerdoti dicono messa tra le rovine causate dalle bombe. Le mamme, preoccupate, vedono i figli sfidare i pericoli e andare al catechismo con entusiasmo. I vecchi vengono ad affidare a Dio le famiglie in fuga dall’Iraq, il paese che loro invece non vogliono lasciare, saldamente radicati nelle case costruite con il sudore di anni. Impensabile abbandona</em>rle”.<br /> Ragheed era come loro, come un padre forte che vuole proteggere i suoi figli: “<em>Quello di non disperare è un nostro dovere. Dio ascolterà le nostre suppliche per la pace in Iraq</em>”… </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#000000">Dopo un attacco alla sua parrocchia, la scorsa domenica delle Palme, 1° aprile, diceva: “<em>Ci siamo sentiti simili a Gesù quando entra a Gerusalemme, sapendo che la conseguenza del Suo amore per gli uomini sarà la Croce. Così noi, mentre i proiettili trafiggevano i vetri della chiesa, abbiamo offerto la nostra sofferenza come segno d’amore a Gesù”</em>… E tra le difficoltà quotidiane lui stesso si stupiva di riuscire così a comprendere in modo più profondo “<em>il grande valore della domenica, giorno dell’incontro con Gesù Risorto, giorno dell’unità e dell’amore fra di noi, del sostegno e dell’aiuto</em>”…<br /> Poi le autobombe si sono moltiplicate; i rapimenti di sacerdoti a Baghdad e Mosul si sono fatti sempre più frequenti; i sunniti hanno iniziato a chiedere una tassa ai cristiani che vogliono rimanere nelle loro case, pena la loro confisca da parte dei miliziani. Continua a mancare elettricità, acqua, la comunicazione telefonica è difficile. Ragheed comincia ad essere stanco, il suo entusiasmo si indebolisce. Il 28 maggio scorso, ammette: “<em>Stiamo per crollare</em>”. E racconta dell’ultima bomba caduta nella chiesa del Santo Spirito, proprio dopo le celebrazioni del giorno di Pentecoste, il 27 maggio; della “<em>guerra”</em> scoppiata una settimana prima, con 7 autobombe e 10 ordigni in poche ore; del coprifuoco che per tre giorni “<em>ci ha tenuti imprigionati nelle nostre case</em>”, senza poter celebrare la festa dell’Ascensione, il 20 maggio. </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#000000">Si chiedeva quale sentiero avesse imboccato il suo paese: “<em>In un Iraq settario e confessionale, che posto sarà assegnato ai cristiani? Non abbiamo sostegno, nessun gruppo che si batta per la nostra causa, siamo soli in questo disastro. L’Iraq è già diviso e non sarà mai più lo stesso. Qual è il futuro della nostra Chiesa</em>?”. </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#000000">Ma poi a confermare la forza della sua fede, provata ma salda: “<em>Posso sbagliarmi, ma una cosa, una sola cosa, ho la certezza che sia vera, sempre: che lo Spirito Santo continuerà ad illuminare alcune persone perché lavorino per il bene dell’umanità, in questo mondo così pieno di male</em>”. </font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif"><font color="#000000"><em>Caro Ragheed</em>, con il cuore che grida di dolore, tu ci lasci questa tua speranza e certezza. Colpendo te hanno voluto annientare la speranza di tutti i cristiani in Iraq. Invece, con il tuo martirio, tu nutri e doni nuova vita alla tua comunità, alla Chiesa irachena e a quella universale. <em>Grazie, Ragheed</em>!</font></font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"> <p class="postmetadata alt"> <small> Questo post é pubblicato Tuesday, June 12th, 2007 categoria <a href="http://www.sanlazzaro.org/category/home/" title="View all posts in home" rel="category tag">home</a>. 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