CHIESA, SCUOLA di COMUNIONE
1ª Avvento – La casa-comunità: una chiave per leggere Luca (Lc 24,13-35)
La liturgia del tempo comune anno C, presenta quest’anno il Vangelo di Luca. Si tratta di un vangelo stimolante, per la sua speciale attenzione al tema ecclesiologico, percepibile nelle parti che sono proprie dell’evangelista, quelle cioè che, attraverso un confronto sinottico, non
risultano negli altri vangeli canonici. Per questo, leggeremo Luca in sintonia col Piano di Pastorale della nostra Diocesi, il cui tema, quest’anno, è: CHIESA, SCUOLA DI COMUNIONE.
Luca definisce la Chiesa-comunità attraverso l’uso di tre immagini: la casa, la tavola imbandita e il pane spezzato. Sono immagini che richiamano la quotidianità della vita familiare. Esse appaiono spesso nelle parabole e nei racconti di Luca e mostrano che il tema ecclesiale era molto caro all’evangelista.
L’accento sul tema della vita comunitaria, lascia però intravvedere una delle grandi difficoltà della Chiesa delle origini: il mettere insieme persone di estrazione culturale e sociale differenti. Infatti, le comunità a cui Luca si rivolge sono probabilmente quelle delle grandi città e metropoli asiatiche e greche, le cui periferie erano un’ammucchiata di gente di varie provenienze e culture. Si tratta forse delle stesse comunità a cui si era diretto Paolo e che raggruppavano giudei della diaspora e pagani, persone di popoli, località, culture e tradizioni differenti.
Nel contesto ellenistico e romano le città (chiamate polis) erano il centro della vita sociale e soprattutto economica del tempo: i greci, abili navigatori, avevano conquistato le coste del Mediterraneo, soprattutto orientale, fondando innumerevoli città, vere e proprie colonie, che erano il punto d’appoggio del loro commercio. Tali città erano strutturate architettonicamente attorno al porto e alla piazza (agorà), dove le mercanzie erano comprate e vendute. Possiamo immaginare il pullulare di genti diverse attorno a questi veri e propri centri commerciali: venditori, viaggiatori, schiavi, rematori, marinai, negozianti, ecc. Il conflitto sociale e culturale era inevitabile; e noi lo possiamo intravvedere in alcuni racconti degli Atti (6,1-6; 5,1-11; 10 ecc.), dove appare chiara la difficoltà delle prime comunità cristiane a sedersi assieme, genti di estrazioni differenti, attorno alla stessa tavola. Per Luca, quindi fare comunità, è superare le differenze tra le persone e riconoscersi fratelli sedendosi attorno alla stessa tavola e mangiando insieme lo stesso pane. Non era facile, soprattutto per i giudei della diaspora, che consideravano gli altri popoli impuri e ritenevano la separazione sociale lo strumento della loro sopravvivenza come popolo.
Luca però insiste coll’affermare chiaramente che la specificità e l’appartenenza cristiana si definiscono appunto nella superazione di tali differenze per creare una nuova identità sociale.
Vivere in comunità è, quindi per Luca, come abitare nella stessa casa, essere capaci di sedersi al medesimo tavolo, per spezzare insieme lo stesso pane.
Sono simboli eucaristici, il cui valore diventa provocazione positiva anche per noi e le nostre comunità, chiamate a divenire autentiche scuole di comunione.


clicca per ingrandire