CHIESA, SCUOLA DI COMUNIONE
2ª Avvento – Nazaret: La casa di Maria; Maria: la casa (Lc 1,26-37)
La casa di Nazaret è una casa come tutte le altre: ci sono due giovani, Giuseppe e Maria, che programmano la loro vita: il matrimonio, i figli, il lavoro, ecc. E’ però una casa ancora in costruzione: chissà quanti sogni e speranze erano racchiuse in quelle quattro mura! Ma, all’improvviso, il divino vi fa irruzione, sotto forma di un angelo: le sue parole sconvolgono Maria, la sua vita, il suo futuro con Giuseppe. Soprattutto, richiamano antiche profezie, di molti secoli prima, ma ancora vive tra il popolo, che annunciavano il tempo futuro, il tempo messianico. Infatti, quanto più il popolo soffriva sotto il giogo dell’occupazione straniera, tantopiù le profezie che annunciavano un futuro migliore, il futuro di Dio, ritornavano alla memoria della gente. Ma le parole dell’angelo turbano Maria soprattutto perché annunciano qualcosa di umanamente impossibile: che lei, senza l’intervento di Giuseppe, né di un altro uomo, sarebbe rimasta incinta per opera dello Spirito Santo, e che da lei sarebbe nato il salvatore del mondo (Gesù = “Dio salva”). Il suo corpo, corpo immacolato di una comune ragazza di Galilea, sarebbe diventato “la casa” di Dio, sull’esempio dell’arca dei tempi di Mosè che conteneva le tavole dell’alleanza, presenza di Dio col suo popolo.
La casa di Maria, dove Maria è la casa. Anche Dio ha bisogno di una casa, dove essere concepito, accolto, atteso, diventare uomo, Figlio di Dio: e questa è la sua abitazione con gli uomini. La casa è lo strumento di cui Dio ha bisogno per divenire “il Dio con noi”, così come egli esige il nostro “sì” per assumere la nostra carne. Le nostre comunità non sono differenti dalla casa di Nazaret e nemmeno da Maria. Sono comunità che guardano al futuro ma nella fedeltà al passato; comunità trasformate continuamente da questa presenza misteriosa del divino, che inquieta, incomoda e le impedisce di sentirsi tranquille e accomodate… Come Maria, noi e le nostre comunità siamo “gravidi”, “pieni” di questo nuovo che è Gesù e che esige spazio, accoglienza, adesione per poter essere generato per il mondo. Spesso però le nostre comunità sembrano vuote, stanche, come donne anziane già aride e senza vita, ancorate più al passato che proiettate al futuro. Da Maria, a Nazaret, dovranno imparare a lasciarsi avvolgere dall’ombra misteriosa dello Spirito per divenire madri e generare la Vita al mondo.
