Parliamone
Per questo Natale il nostro Vescovo Cesare ha formulato questo appello rivolto a tutte le forze politiche, ai comuni e alle parrocchie dicendo:
“ Faccio appello alle istituzioni, ai comuni e soprattutto alle famiglie, alle parrocchie e agli istituti religiosi, affiché non accettino più l'attuale situazione e abbiano il coraggio di fare qualcosa di concreto, promuovendo e sostenendo, insieme ad ogni singola famiglia nomade, un progetto di coabitazione sul territorio, munito di servizi essenziali per vivere dignitosamente, e di inserimento lavorativo e di scolarizzarione dei minori, testimoniando così l'amore e la fede in quel Dio, che si è fatto bambino povero e ultimo degli ultimi ”.


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December 23rd, 2009 at 3:00 pm
Sono favorevole all’inserimento nella comunità urbana dei nomadi.
December 24th, 2009 at 9:05 pm
Apprezzo molto questa idea. Sono favorevole.
December 27th, 2009 at 1:59 pm
forse prima di ospitare la famiglia si potrebbe organizzare un pranzo con loro..un passo alla volta per conoscere una cultura così diversa dalla nostra
January 3rd, 2010 at 5:44 pm
Bene, credo sia ora di fare qualcosa di concreto e di pratico e di coerente con quello che continuiamo a predicare, se no rischiamo solo di predicarci addosso, senza concludere. Certo farsi carico di una famiglia è qualcosa di molto serio. Forse se più famiglie decidessero di adottare la famiglia dinomadi la cosa sarebbe piùà semplice. Ma cosa vuol dire in pratica? Trovare una casa, pagare l’affitto, trovare un lavoro per i genitori, accertarsi che i figli vadano a scuola e seguire questi figli nel dopo-scuola? Una famiglia, da sola,non può farcela; una comunità si, si può provare.
January 3rd, 2010 at 6:27 pm
non sono sicuro che la nostra parrocchia sia in grado di fornire i “servizi essenziali per vivere dignitosamente” ad una roulotte stabilmente parcheggiata non so dove.. comunque prima di questa convivenza ci sarebbe bisogno di una conoscenza reciproca fatta a piccoli passi
January 5th, 2010 at 4:37 pm
L’Epifania è vicina, e ho tirato fuori i re magi del mio piccolo presepe di legno, perché, al momento giusto, li metterò accanto alla mangiatoia del Bambino. Li ho guardati in faccia, uno ad uno. Uno è nero, e i tratti del volto dicono che viene dall’Africa. Uno ha il colore scuro degli orientali, e porta in testa un copricapo arabo. Il terzo ha la pelle bianca, ma purtroppo sappiamo che anche lui è uno straniero, che viene da lontano (magari dall’est…). E il vangelo fa pure capire che erano dei pagani, e quindi che non conoscevano il vero Dio. Forse adoravano le stelle del cielo, di cui studiavano i movimenti. Però avevano scoperto nella loro vita una stella speciale, che indicava una grande speranza, e l’avevano seguita. L’avevano cercata anche quando le nubi la nascondevano alla vista, rischiando perfino di chiedere aiuto a un tipo come il re Erode, preoccupato solo del proprio trono, e ai suoi sapienti, esperti della legge e dei testi sacri ma poco convinti del loro contenuto. Ma poi erano arrivati, scoprendo che la chiave della speranza era un Bambino!
Così non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti poveri “re magi” che arrivano fra di noi. Non portano oro incenso e mirra, ma spesso solo un fagotto di stracci e di sofferenza. Molti di loro non seguono il Dio annunciato da Gesù di Nazaret, e vorrebbero perfino poter pregare secondo la loro fede, seguendo la loro stella… Anche loro hanno lasciato la loro terra, spesso segnata da fame e ingiustizia, perché avevano scoperto una stella che valeva la pena di seguire: una stella che diceva speranza di fuga dall’oppressione e dalla violenza, che parlava di una vita degna di esseri umani, di un lavoro dignitoso, di una casa decente. Molti di loro si sono persi per strada, magari affondando con il loro barcone.
Tanti hanno incontrato dei re Erode e compagnia, e si sono trovati in situazioni di illegalità, diventando clandestini, lavoratori in nero, abitanti di case diroccate o sovraffollate. Quelli che sono riusciti a trovare lavoro e ad avere “le carte in regola”, rimangono sempre degli stranieri, da guardare con sospetto e sui quali far ricadere per primi i costi della crisi economica. Certamente anche fra i migranti ci sono persone violente, disoneste, fondamentaliste… Certamente l’intervento dello Stato deve prevenire e reprimere i comportamenti negativi. Ma quelli di tutti, e noi italiani possiamo dire di esserne esenti? È possibile continuare a fare di ogni erba un fascio, trattando i migranti da delinquenti e invasori, nemici della fede cristiana solo perché la diversità fa paura e perché c’è chi cavalca questa paura per procurarsi voti e difendere interessi di parte? È giusto dire che il nostro benessere è prima per noi che l’abbiamo costruito, e solo dopo si può spartire con chi è nel bisogno quello che avanza? Vengono prima i beni o le persone umane?
C’è però un pensiero che mi resta fisso in mente: i poveri re magi che incontrano noi cristiani, vedono dei discepoli del vangelo che, magari a fatica, cercano di mostrare l’accoglienza e la solidarietà portate nel mondo dal Bambino, o trovano persone che chiamano in causa il Bambino quando serve per riscaldare le emozioni religiose, e per mostrare una identità o delle tradizioni che non esprimono l’apertura a tutti e il dono di sé, vissuti da quel Bambino diventato il Crocifisso?
BUONA EPIFANIA…SE FAREMO VEDERE IL BAMBINO DI BETLEMME CON LA NOSTRA VITA!
January 9th, 2010 at 9:50 pm
Favorevole! e pronto a dare una mano