Il Documento CEI su Chiesa e Mezzogiorno
Il «cancro» delle mafie. L’inadeguatezza delle classi dirigenti. Il dissesto ambientale. La disoccupazione, il lavoro nero, la povertà delle famiglie, l’emigrazione dei giovani. Ma anche il mix fra modernizzazione acritica e gli «antichi germi» del familismo e dell’omertà: quante ferite, nella carne viva del Sud. Problemi drammatici – denunciano i vescovi italiani – aggravati dalla crisi economica e dall’«egoismo individuale e corporativo» cresciuto in tutto il Paese, che rischiano «di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo». Ma non è del male l’ultima parola. Nella Chiesa e nella società del Sud ci sono risorse di socialità, cultura, spiritualità, che alimentano la speranza del riscatto oltre «ogni forma di rassegnazione e fatalismo». Un riscatto che prenda forza dall’«umanesimo cristiano», riconosca la «sfida educativa» quale «priorità ineludibile» e abbia nel federalismo solidale uno strumento efficace.
(CEI, 24 Febbraio 2010)
«Rubare è un peccato». Lo ha ricordato con la consueta chiarezza Benedetto XVI: «Si dice: ha mentito, è umano, ha rubato, è umano. Ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, umano è essere buono, umano è essere un uomo della giustizia…». Ecco una educazione dell’essenziale per tutti gli uomini: rubare è un peccato contro l’umanità. Non tornare a raccontare questa nuda verità, non spiegarla ai nostri bambini nelle catechesi, non ricordarla con passione nelle omelie, non parlarne con sincerità nelle nostre famiglie, non indicarla come dovere ai giovani, è un’occasione sciupata per migliorare la qualità della nostra malandata democrazia.
DdF
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