Benedetto XVI e i problemi del lavoro (18.03.2010)

“…Nell'Enciclica sociale, Caritas in veritate, ho notato che veniamo da una fase di sviluppo in cui si è privilegiato ciò che è materiale e tecnico, rispetto a ciò che è etico e spirituale, ed ho incoraggiato a porre al centro dell'economia e della finanza la persona (cfr n. 25), che Cristo svela nella sua dignità più profonda.
Proponendo, inoltre, che la politica non sia subordinata ai meccanismi finanziari, ho sollecitato la riforma e la creazione di ordinamenti giuridici e politici internazionali (cfr n. 67), proporzionati alle strutture globali dell'economia e della finanza, per conseguire più efficacemente il bene comune della famiglia umana.
Seguendo le orme dei miei predecessori, ho ribadito che l'aumento della disoccupazione, specie giovanile, l'impoverimento economico di molti lavoratori e l'emersione di nuove forme di schiavitù, esigono come obiettivo prioritario l'accesso ad un lavoro dignitoso per tutti (cfr nn. 32 e 63).
Ciò che guida la Chiesa nel farsi promotrice di un simile traguardo è il convincimento che il lavoro è un bene per l'uomo, per la famiglia e per la società, ed è fonte di libertà e di responsabilità. Nel raggiungimento di tali obiettivi sono ovviamente coinvolti, assieme ad altri soggetti sociali, gli imprenditori, che vanno particolarmente incoraggiati nel loro impegno a servizio della società e del bene comune…”.  
«Non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone…». (d. Mario Operti). Bisogna puntare a valorizzare i giovani attraverso l’annuncio del Vangelo, l’educazione a una nuova cultura del lavoro e l’esprimere insieme segni di speranza (cooperative, imprese), che inverano la parola annunciata e diventano segni di fiducia e speranza in territori che spesso vivono l’esperienza del lavoro nero, della criminalità, della disoccupazione.

 

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