Il buon PastoreLa fede nel Triveneto, una ricerca sociologica

“La credenza fondamentale nell’esistenza di Dio è qui ancora molto diffusa, in quote superiori al 90%, anche se non sempre nella forma della certezza. Ma solo il 50-60% della popolazione pensa al Dio cristiano e una metà circa se ne è fatto una immagine impersonale, contrastante con quella appresa nel cammino di catechesi.

Non è una sorda incredulità a prosperare, ma la scoperta che dentro di sé sono all’opera spinte contrastanti, per cui il desiderio e la difficoltà di credere procedono accostati, senza che l’uno prevalga sull’altra. È una dinamica che appare evidente se si considerano altri aspetti del credo cristiano, come il tema della vita eterna: qui la credenza maggioritaria nell’idea che qualcosa continui (60-63% di certi e 24-25% di incerti) si sfarina in una minoranza che crede con sicurezza nella Risurrezione (30-32%) e in un esteso gruppo aggrappato sul crinale del credere e del non credere (41-42%).

A mutare con maggiore rapidità è la pratica religiosa. All’inizio degli anni ’60 Burgalassi stimava che gli osservanti il precetto festivo fossero in Veneto l’80%, il 30% in più delle altre regioni del Centro Nord. Le stime poi sono andate calando. Nel 1973 la Doxa lo accredita di un 48%. A metà degli anni Ottanta, pochi anni prima che le Chiese del Triveneto convenissero per il loro primo convegno di Aquileia (1990), le indagini dell’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto stimavano nel 31% i presenti in chiesa la domenica (corrispondenti a circa il 37% degli obbligati). Negli anni successivi la flessione si attenua ma non cessa; e si fa più robusta tra i giovani e le donne. Qualche anno fa coloro che si dichiaravano praticanti regolari erano compresi tra il 26 e il 28%; ma secondo i sacerdoti e secondo i censimenti dei presenti sono di meno. Il cammino di avvicinamento alle medie nazionali si è probabilmente concluso.

Ma la pratica, per quanto importante, è solo uno degli aspetti della religiosità e se le forme di questa cambiano essa finisce per dire meno di un tempo. Non a caso, ogni tre persone che vanno assiduamente in chiesa la domenica, ve ne sono altre 1,5-2 che frequentano poco, ma pregano tutti i giorni, segno inequivocabile di forme di religiosità non insignificanti, ma nascoste nelle pieghe del privato.

E del resto il rapporto con la Chiesa è uno degli ambiti in cui il cambiamento è più evidente, soprattutto tra i giovani e, ancor di più, tra le ragazze. Da un lato si avverte un forte riconoscimento della Chiesa cattolica in quanto custode di grandi insegnamenti, in cui ci si può riconoscere anche quando non si è battezzati; dall’altra si avverte una crescente difficoltà a far proprio il suo apparato normativo. È l’epoca del primato della coscienza individuale e della ricerca di forme personalizzate di adesione alla religione.

(Alessandro Castegnaro, L’Osservatore Romano)