Dal 9 all’11 febbraio si è svolto un grande simposio dal tema “Gesu’ nostro contemporaneo“, organizzato dal Comitato per il Progetto Culturale della Cei.

Affermare Gesu’ risorto e’ affermare Gesu’ contemporaneo, e giustificare il suo stare qui e ora“, ha detto il card.Angelo Scola. “Se le certezze su Gesu’ vissuto nel primo secolo in Palestina sono affidate solo al metodo storico-critico, a cosa serve la fede?”. E il card.Gianfranco Ravasi, dopo aver ricordato la centralita’ del “corpo di Cristo” nel racconto evangelico, e’ passato al tema del “corpo mistico” e infine a quello dell’Eucaristia, che sono verita’ squisitamente cattoliche. Anche se – nell’ottica del Concilio Vat.II – non vengono lette come escludenti altre confessioni.

Paura, sospetto, sfiducia non sono questioni semplici da superare“, ha confidato da parte sua il rabbino David Rosen, che ha sottolineato l’importanza dell’impegno interreligioso “perchesolo conoscendosi si possono superare gli ostacoli“. Il rabbino ha affermato che nel rapporto tra cristiani ed ebrei pesa la storia ed “e’ ancora presto per utilizzare il nome di Gesu’ in maniera costruttiva: ci vorra’ del tempo, il tempo dell’amore, per arrivare a una guarigione” e vedere in Gesu’ “il nome dell’amore“. Guardando alla Citta’ Santa, Rosen ha evidenziato come la “pace di Gerusalemme” sia “capacita’ di essere uniti, elevandoci al di sopra delle nostre differenze“.

Dal punto di vista documentario, nessun ebreo nella storia ha suscitato tanto interesse quanto Gesu’“, ha ricordato il professor Romano Penna, biblista. “Tra le decine di migliaia di crocifissi dell’antichita’ nessuno ha suscitato interesse sulla condanna e la pena come Gesu’“. Il biblista ha raccontato del rapporto tra Gesu’ e Gerusalemme nei quattro Vangeli: emerge che “Gesu’ non amava le grandi citta’” e la sua e’ stata “una vita di nascondimento“.

Il giornalista Paolo Mieli, infine, ha espresso apprezzamento verso i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI perche’, ha detto, hanno “fatto fare un salto di qualita’ di ampie proporzioni” nel rapporto tra le religioni. “La tolleranza – ha affermato Mieli – non e’ sufficiente, un nuovo spirito di fraternita’ deve nascere dalla comprensione del sentimento religioso e dal trovare punti in comune”. E’ merito di papa Ratzinger “far vivere la religione cattolica in un contesto di non sopraffazione, esortando alla vitalita’ delle religioni”. Guardando alla Terra Santa, “Gerusalemme – ha ricordato – e’ il luogo dove piu’ alto e’ il confronto”, ma c’e’ da essere ottimisti perche’ il rapporto tra religioni “regge” nonostante un “tempo di crisi cosi’ feroci”.