17
Aug

Dalla sinfonia “del nuovo mondo” di Benedetto XVI. Un’antologia


1. Quando Dio è eclissato, anche il grembo materno diventa luogo di violenza indicibile

Dal discorso d'arrivo, Sydney, Molo di Barangaroo, giovedì 17 luglio 2008

Cari giovani, […] la vista del nostro pianeta dall’alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, la magnificenza del deserto nordafricano, la lussureggiante foresta dell’Asia, la vastità dell’Oceano Pacifico, l’orizzonte sul quale il sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale dell’Australia […]; tutto ciò suscita un profondo senso di reverente timore. È come se uno catturasse rapide immagini della storia della creazione raccontata nella Genesi: la luce e le tenebre, il sole e la luna, le acque, la terra e le creature viventi. Tutto ciò è “buono” agli occhi di Dio (Genesi 1,1–2,4). Immersi in simile bellezza, come si potrebbe non far eco alle parole del Salmista nel lodare il Creatore: “Quanto è grande il tuo nome su tutta la terra” (Salmo 8,2)?

Ma vi è di più […]:

31
Mar

Lasciamoci conquistare dal fascino della Risurrezione


Gesu’ risorto…Cari fratelli e sorelle, dobbiamo costantemente rinnovare la nostra adesione al Cristo morto e risorto per noi: la sua Pasqua è anche la nostra Pasqua, perché nel Cristo risorto ci è data la certezza della nostra risurrezione. La notizia della sua risurrezione dai morti non invecchia e Gesù è sempre vivo; e vivo è il suo Vangelo. "La fede dei cristiani – osserva sant’Agostino – è la risurrezione di Cristo". Gli Atti degli Apostoli lo spiegano chiaramente: "Dio ha dato a tutti gli uomini una prova sicura su Gesù risuscitandolo da morte" (17,31). Non era infatti sufficiente la morte per dimostrare che Gesù è veramente il Figlio di Dio, l’atteso Messia. Nel corso della storia quanti hanno consacrato la loro vita a una causa ritenuta giusta e sono morti! E morti sono rimasti.

08
Mar

L’Uomo della Sindone


«Veniamo davanti a Cristo con il peso delle nostre sofferenze e delle sofferenze dei poveri, degli oppressi, dei malati, degli emarginati, di tutti coloro nei quali più vivida è impressa l'immagine di Cristo. Si può dubitare che l'immagine che noi veneriamo nella Sindone sia l'impronta del corpo di Cristo, ma una cosa è assolutamente certa: che il volto di Cristo è impresso nel volto dei fratelli suoi e nostri che a causa dell'egoismo e dell'indifferenza non hanno ne volto ne voceChe tutto questo ci possa portare a una generosa accettazione della croce e a un'effettiva solidarietà con i nostri fratelli e sorelle» (Card. M. Pellegrino).

24
Feb

La Samaritana: dalla sete d’acqua alla sete di Dio


La SamaritanaIl brano del Vangelo presenta situazioni semplici e ordinarie: fa caldo, Gesù è affaticato per il viaggio, si siede, ha sete, cerca acqua, i discepoli sono andati a provvedere cibo, una donna samaritana va al pozzo come usa fare tutti i giorni, si parla di secchio, brocca, provvista di cibi… Sono le realtà concrete da cui parte l'evangelizzazione stupenda di Gesù: Egli coinvolge, successivamente, la donna, la gente della città, i discepoli…

17
Feb

ANZIANI E MALATI: TUTTI MISSIONARI


Dalla Lettera del Vescovo per la

Giornata Mondiale del Malato:

Anziani e malatiMi rivolgo a tutte le famiglie che stanno vivendo momenti di dolore e di malattia di alcuni congiunti e li invito ad affrontare con fede e speranza la loro condizione.

Penso in particolare a chi ha in casa degli anziani con malattie degenerative, o qualche figlio o parente disabile o malato cronico, o a chi è stato toccato dal dramma della morte di qualche persona cara.

La fede in Gesù, pur non togliendo il dolore e la drammaticità della situazione, può dare sollievo nello spirito e forza morale per affrontare ogni situazione con coraggio e speranza certa di poter trarre anche da quel male un bene per se stessi, per i propri cari e la propria famiglia.

Una fede che solo nella preghiera resiste e matura, come ci ricorda il Papa nell’ultima Enciclica sulla speranza: “Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è più nessuno che possa aiutarmi - dove si tratta di una necessità o di un’attesa che supera l’umana capacità di sperare- Egli può aiutarmi”.

E’ qui che la famiglia può esprimere tutta la sua carica di vita e di amore, la più profonda solidarietà, sia nei confronti dei sofferenti della propria casa, sia verso quelli delle altre famiglie.

Le storie di solidarietà e di comunione che tante famiglie scrivono nel tempo della malattia, sono una testimonianza di quel prendersi cura che nasce dall’amore, dalla tenerezza e dalla condivisione e sanno restituire ai vissuti di sofferenza la loro altissima dignità.

Ogni parrocchia, sacerdoti e laici, sanno bene quanto la vicinanza alle famiglie che hanno un congiunto malato sia un dovere primario di carità e risponda al comando del Signore: “Ero malato e sei venuto a trovarmi”.

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