07
Mar

CONVERSIONE E VIGILANZA


La conversioneIl passo risulta di due parti: anzitutto un appello alla conversione a commento di due avvenimenti contemporanei e poi la parabola del fico sterile. Punto d’incontro è la parola conversione che ritorna due volte e tutte e due per affermare che cambiare è urgente e necessario se vuoi sfuggire al giudizio incombente di Dio: “Se non cambiate, andrete in rovina”.

1. L’avvertimento di Gesù prende lo spunto da due fatti drammatici di cronaca: un’uccisione e un incidente con molte vittime. La gente diceva che Dio ha punito quegli uomini uccisi, perché erano peccatori. Gesù corregge questo modo di pensare. Quegli uomini non sono diversi da noi; piuttosto dobbiamo interpretare gli avvenimenti come un appello alla nostra conversione.
- Davanti al negativo della storia e della natura, noi consideriamo il male come inevitabile e fatale e dividiamo spesso gli uomini in buoni e cattivi. Gesù invece ci chiede di togliere il male e ci invita a vedere il male dentro di noi, ad andare alla radice del male, per convertirci. Il vero male non sono i poveri che muoiono di fame, i bambini che sono vittime della violenza, gli innocenti che vengono uccisi, ma ciò che spinge ad affamare, violentare, uccidere…
- Questa radice è dentro di noi e va sradicata. E’ il peccato: l’egoismo, il possesso, la falsità, il considerare l’altro strumento e non  fine, non immagine di Dio, figlio del Padre, mio fratello.

2. Con la parabola del fico sterile Gesù vuole mettere in guardia da due possibili equivoci: c’è chi pensa che la pazienza di Dio ormai è esaurita e chi dice che c’è sempre tempo.
- La giusta posizione è un’altra: Dio è paziente, ma la giustizia di Dio non si può programmare. Dio paziente e misericordioso attende la nostra conversione, che dobbiamo cercare con urgenza, oggi. Non è giustificabile il rimando o l’indifferenza. Il tempo ci è donato per convertirci.
- Sento impazienza verso gli altri? Davanti alla “sterilità” della famiglia, della comunità devo domandarmi se ho zappato. Tagliare non spetta a me. Piuttosto sono chiamato a intercedere. Accolgo le proposte quaresimali come un appello di conversione, al seguito di Gesù?

28
Feb

LA TRASFIGURAZIONE


La trasfigurazione- L'episodio della Trasfigurazione è incorniciato da questi fatti: l'abbandono delle folle, la crisi di fede dei discepoli sull'identità di Gesù, i due annunci della passione, il tema ricorrente della sequela di Gesù sulla strada della Croce, del seme che deve morire per dare frutto, della necessità di perdersi per ritrovarsi, della scelta di donare la vita come Lui per avere la vita in pienezza.
- La Trasfigurazione di Gesù, come il Battesimo e la Resurrezione , ha la funzione di rivelare che Gesù, colui che ha scelto la strada del servizio, della solidarietà con i poveri e i peccatori, è il vero Messia, il Figlio eterno di Dio. La frase centrale è l'affermazione del Padre: "Questi è il Figlio mio, l'Eletto, ascoltatelo!".
- La Trasfigurazione dura pochissimo: Pietro vorrebbe che durasse sempre, ma "non sa quello che dice", perché la Trasfigurazione è una luce che illumina la vita, non è la vita.
- A questi significati comuni a Marco e Matteo, Luca aggiunge due annotazioni:
    1. "Salì sulla montagna a pregare e mentre pregava": avviene in un momento di preghiera. Gesù va a pregare e non a trasfigurarsi: la trasfigurazione è un dono durante la preghiera.
    2. "Parlavano del suo esodo, che egli avrebbe dovuto compiere a Gerusalemme": il contenuto del colloquio di Gesù con Mosè ed Elia è il suo "esodo", la strada della Resurrezione che passa per la Croce. La strada della Croce, della fedeltà nell’amore, è il centro del cristianesimo.
- I discepoli esperimentano all'inizio il sonno, la fatica, la pesantezza, la paura: "erano carichi di sonno"; "entrando nella nube, erano pieni di paura"; "però rimasero svegli": è resistendo contro la tentazione del sonno, della stanchezza, della paura, perseverando nella preghiera, lasciandosi illuminare dalla Parola, che è possibile fare l'esperienza della gloria di Cristo.
- Anche il nostro corpo, tempio dello Spirito Santo sarà trasfigurato come quello di Gesù. Colleghiamo i momenti di trasfigurazione: la preghiera, la Messa domenicale, gli incontri formativi, con l' impegno nel lavoro, nella famiglia, nella nostra comunità, nella società civile?

20
Feb

LUCA 4, 1-13 : LE TENTAZIONI


le tentazioniLa tentazione fondamentale, contro la quale Gesù ha lottato non solo qui ma in tutta la sua missione, è stata quella di non percorrere la strada messianica indicata dal Padre (l'amore-servizio fino alla croce), ma la strada sollecitata da Satana, più consona con le attese messianiche del suo tempo.

Gesù rifiutò energicamente tale tentazione, rinunciando a utilizzare nella propria missione la strada del potere, del prestigio, del miracolo spettacolare. Cf. Gv.6,15; Lc.22,25-27; Mc.10,42-45;
Le tre tentazioni raccontate da Luca ritrovano le tre classiche tentazioni d'Israele nel deserto.

     E' stato lo Spirito, sceso su Gesù nel Battesimo a spingerlo nel "deserto", il luogo della prova. Anche la nostra vita è costantemente "nella prova", perché lo stesso Spirito, che è stato effuso in noi nel Battesimo e che ci ha fatti diventare figli di Dio, ci spinge a lottare contro la stessa tentazione di Gesù.

La tentazione di Gesù è la tentazione permanente della Chiesa e del cristiano: non fidarsi dell'efficacia della Parola di Dio per la nostra felicità e per la trasformazione del mondo; sostituire con mezzi potenti i mezzi poveri di Gesù, il Servo: l'amore, la condivisione, il servizio, la testimonianza, la mitezza, la nonviolenza, la preghiera, la Parola , i Sacramenti, la vita comunitaria..
Contempliamo Gesù, che è tentato come noi e vince la tentazione affidandosi totalmente alla Parola di Dio: "Non di solo pane vive l'uomo"; "Solo il Signore tuo Dio, tu adorerai!"; "Non tenterai il Signore tuo Dio!".
Per vincere le tentazioni è necessario il riferimento abituale, costante alla Parola: come possiamo dare maggior spazio alla Parola in questa Quaresima?

17
Feb

GIORNATA DEL MALATO 2010


GIORNATA DEL MALATO 2010…Con l’annuale Giornata Mondiale del Malato la Chiesa intende, in effetti, sensibilizzare capillarmente la comunità ecclesiale circa l’importanza del servizio pastorale nel vasto mondo della salute, servizio che fa parte integrante della sua missione, poiché si inscrive nel solco della stessa missione salvifica di Cristo. Egli, Medico divino, “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo” (At 10,38). Nel mistero della sua passione, morte e risurrezione, l’umana sofferenza attinge senso e pienezza di luce.

Nella Lettera apostolica Salvifici doloris, il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha parole illuminanti in proposito. “L’umana sofferenza – egli ha scritto - ha raggiunto il suo culmine nella passione di Cristo. E contemporaneamente essa è entrata in una dimensione completamente nuova e in un nuovo ordine: è stata legata all’amore…, a quell’amore che crea il bene ricavandolo anche dal male, ricavandolo per mezzo della sofferenza, così come il bene supremo della redenzione del mondo è stato tratto dalla Croce di Cristo, e costantemente prende da essa il suo avvio. La Croce di Cristo è diventata una sorgente, dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva” (n. 18).

…Vorrei qui riprendere il Messaggio ai poveri, ai malati e a tutti coloro che soffrono, che i Padri conciliari rivolsero al mondo, al termine del Concilio Ecumenico Vaticano II: “Voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce … voi che piangete… voi sconosciuti del dolore, riprendete coraggio: voi siete i preferiti del regno di Dio, il regno della speranza, della felicità e della vita; siete i fratelli del Cristo sofferente; e con lui, se lo volete, voi salvate il mondo!”.

Ringrazio di cuore le persone che, ogni giorno, “svolgono il servizio verso i malati e i sofferenti”, facendo in modo che “l'apostolato della misericordia di Dio, a cui attendono, risponda sempre meglio alle nuove esigenze” (Giovanni Paolo II).

In quest’Anno Sacerdotale, il mio pensiero si dirige particolarmente a voi, cari sacerdoti, “ministri degli infermi”, segno e strumento della compassione di Cristo, che deve giungere ad ogni uomo segnato dalla sofferenza… Mi rivolgo infine a voi, cari malati, e vi domando di pregare e di offrire le vostre sofferenze per i sacerdoti, perché possano mantenersi fedeli alla loro vocazione e il loro ministero sia ricco di frutti spirituali, a beneficio di tutta la Chiesa                 
                            BENEDETTO XVI

07
Feb

“La forza della vita una sfida nella povertà”


La forza della vita…Fedele al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa. Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico.
Avvertiamo perciò tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia.
Proprio perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi.
Il benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne la motivazione, si snatura e si perverte. Anche per questo Gesù ha proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle ricchezze (cfr Lc 6,20-25). Alla sua sequela e testimoniando la libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà. L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi, sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente la terra, di cui siamo custodi e non padroni…
Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio, denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto… Ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.
    Messaggio della CEI per la 32a Giornata Nazionale per la vita - (7 febbraio 2010)

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