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FIGLI AMATI, CERTEZZA DELLA SPERANZA

Nessuno di noi può vivere senza amore. E una brutta schiavitù in cui possiamo cadere è quella di ritenere che l’amore vada meritato. Forse buona parte dell’angoscia dell’uomo contemporaneo deriva da questo: credere che se non siamo forti, attraenti e belli, allora nessuno si occuperà di noi. Tante persone oggi cercano una visibilità solo per colmare un vuoto interiore: come se fossimo persone eternamente bisognose di conferme.

Però, ve lo immaginate un mondo dove tutti mendicano motivi per suscitare l’attenzione altrui, e nessuno invece è disposto a voler bene gratuitamente a un’altra persona? Sembra un mondo umano, ma in realtà è un inferno. Tanti narcisismi dell’uomo nascono da un sentimento di solitudine. Dietro tanti comportamenti apparentemente inspiegabili si cela una domanda: possibile che io non meriti di essere chiamato per nome? Continua la lettura di FIGLI AMATI, CERTEZZA DELLA SPERANZA

SEMINIAMO OLIO DI SPERANZA, NON ACETO DI AMAREZZA

I cristiani seminino olio di speranza e non aceto di amarezza, siano consolatori e difensori come lo Spirito Santo. Il Papa ha tracciato il legame fra lo Spirito Santo e la speranza cristiana, in vista della Pentecoste, festa che Francesco chiama “il compleanno della Chiesa”.

LA SPERANZA È COME UNA VELA che “raccoglie il vento dello Spirito e lo trasforma in forza motrice che spinge la barca”.
E’ l’immagine che Papa Francesco usa per parlare della speranza in rapporto allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo dà speranza perché dona la testimonianza interiore che siamo figli di Dio e permette quindi di sperare contro ogni speranza, come Abramo e la Vergine Maria. Continua la lettura di SEMINIAMO OLIO DI SPERANZA, NON ACETO DI AMAREZZA

SPESSO I POVERI E I SOFFERENTI CI INSEGNANO LA SPERANZA

A sperare è chi sperimenta ogni giorno la precarietà

Se speriamo, è perché “tanti nostri fratelli e sorelle” hanno tenuto “viva” per noi la speranza: “Tra questi, si distinguono i piccoli, i poveri, i semplici, gli emarginati. Sì, perché non conosce la speranza chi si chiude nel proprio benessere, nel proprio appagamento, chi si sente sempre a posto… A sperare sono invece coloro che sperimentano ogni giorno la prova, la precarietà e il proprio limite”.

Questi fratelli rimangono “fermi” nell’affidamento al Signore: “Al di là della tristezza, dell’oppressione e della ineluttabilità della morte, l’ultima parola sarà la sua, e sarà una parola di misericordia, di vita e di pace. Continua la lettura di SPESSO I POVERI E I SOFFERENTI CI INSEGNANO LA SPERANZA

NON CEDERE A DEPRESSIONE DI FRONTE AL MALE, MA VIVERE CON SPERANZA

Babilonia e Gerusalemme. Francesco ha preso spunto da queste due città di cui parla la prima lettura tratta dall’Apocalisse e il Vangelo di San Luca. Entrambe le letture attirano la nostra attenzione sulla fine di questo mondo. E per meditare, ci parla del “crollo di due città che non hanno accolto il Signore, che si sono allontanate” da Lui. Il crollo di queste due città, “avviene per motivi differenti”. Babilonia è il “simbolo del male, del peccato” e “cade per corruzione”, si “sentiva padrona del mondo e di se stessa”. E quando “si accumula il peccato, si perde la capacità di reagire e si incomincia a marcire”. Così, del resto, accade anche con le “persone corrotte, che non hanno forza per reagire”: Continua la lettura di NON CEDERE A DEPRESSIONE DI FRONTE AL MALE, MA VIVERE CON SPERANZA