Testimoniare Cristo

TESTIMONIARE CRISTO MORTO E RISORTO VUOL DIRE:

    La Pasqua è l'inizio di un cammino, che ogni cristiano deve saper percorrere. La meta è la piena adesione al progetto di salvezza di Gesù, è accogliere la sua chiamata, è divenire davvero suoi discepoli. Nella Pasqua si fondano gli atteggiamenti che dobbiamo mantenere nel nostro percorso:

LA VITA HA UN FONDAMENTO: non dobbiamo più essere uomini che vivono senza un fondamento, ma mostrare la consapevolezza di una vita che ha vinto la vanità; dopo la resurrezione di Gesù sappiamo che anche la nostra vita non è destinata a sparire. Questo significa che il nostro impegno ha una ragione, una speranza: quando ci adoperiamo per rendere più giusto il mondo in cui viviamo dobbiamo sapere che è proprio questo il mondo destinato a risorgere. La resurrezione non giustifica mai il disinteresse per le cose di quaggiù, perché tanto c'è l'aldilà: al contrario sono queste le cose che devono andare nell'aldilà. A risorgere saranno le persone con cui viviamo. Nessuna evasione è consentita.

LA DIREZIONE DELLA CROCE: se crediamo nella resurrezione, noi crediamo che a risorgere è stato Cristo crocefisso, non un altro; non ogni sforzo risorge, non l'egoismo, ma solo l'amore, il servizio: solo questa via vince la morte. Questo è il senso degli inviti di Gesù alla carità e a fuggire gli idoli, che mercificano l'uomo.

IL CRITERIO DELLA CROCE-RESURREZIONE: nella storia in cui ci troviamo a vivere, dobbiamo imparare a giudicare con il criterio dell'amore, della non violenza, del donarsi agli altri. Non è l'odio a cambiare il mondo. Ciò significa dare valore a certe cose e non ad altre, dare fiducia a certe persone e non ad altre, prendere certe posizioni e non altre

VIVERE NELLA GIOIA, CON REALISMO:  la fede nella resurrezione non è mai evasione, ci àncora alla storia, ci costringe a vedere fino in fondo, con lucidità, le contraddizioni della nostra epoca; ma al fondo di questo sguardo c'è comunque la gioia, c'è il sapere che è la Parola di Dio a vincere. Questo ci consente di cantare celebrando la presenza di Dio in  mezzo a noi.
    Se qualcuno obietta che non si può essere felici in un mondo di drammi, dobbiamo ribattere che la nostra gioia scaturisce dalla certezza della vittoria finale, dal sapere che il mondo non avrà solo una fine, ma ha anche un fine di gioia e di pienezza. 

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