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C’era un giudice…

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18.1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. “C’era un giudice…”
La preghiera è un’azione difficile, faticosa, per questo è molto comune, anche tra i credenti maturi e convinti, essere vinti dalla difficoltà del pregare, dallo scoraggiamento, dalla constatazione di non essere esauditi secondo i desideri, dalle vicissitudini della vita.

Oggi poi la domanda non è solo: “come pregare?”, ma anche: “perché pregare?”. Viviamo in una cultura nella quale scienza e tecnica ci fanno credere che noi umani siamo capaci di tutto, che dobbiamo sempre cercare un’efficacia immediata, che l’autonomia dataci da Dio nel vivere nel mondo ci esime dal rivolgerci a lui. E va anche riconosciuto che a volte in molti credenti la preghiera sembra solo il frutto di un’indomabile angoscia, una chiacchiera con Dio, un verbalizzare sentimenti generati dalle nostre profondità, devozione e pietà in cerca di garanzia e di meriti per se stessi.

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Quando i conti non tornano

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-13)
«Il padrone lodò quell’amministratore disonesto,
perché aveva agito con scaltrezza
»

Il padrone, venuto a conoscenza dell’inganno operato ai suoi danni, si congratula con l’economo disonesto, […] per la capacità di farsi degli amici, donando e condividendo proprio quella ricchezza ingiusta.
Così quell’economo ingiusto non dissipa più i beni di cui è amministratore, ma li onora, condividendoli con quanti non hanno nulla.

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ACCEDI ALLA REALTÀ “AUMENTATA”

Gesù è a tavola per la cena d’addio con i suoi amici.
Si profila il tradimento, la cattura, la condanna a morte e il supplizio della croce. Non certo una bella vista, quella che gli apostoli dovrebbero prepararsi ad affrontare. Di fatto i discepoli maschi preferiscono dileguarsi quasi tutti, le discepole donne invece ci saranno a guardare in faccia ciò che è inguardabile.

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Pecore, non pecoroni!

Vale per le pecore, nei riguardi della voce del proprio pastore, ma anche per altri animali con i quali si è in relazione. I padroni dei cani lo sanno bene e chi ha il pollice verde può testimoniare che le piante non sono da meno: parlando con loro, crescono meglio.

Bisogna riconoscere, peraltro, che si tratta di interlocutori meno problematici degli esseri umani. Se ne stanno buoni buoni, quando rivolgiamo loro la parola, e soprattutto non ribattono.

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