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Ho visto un re

Il titolo di Re di Israele, di Re dei giudei, fin dall’inizio del vangelo di Giovanni risuona sulle labbra di Natanaele, nell’ora della sua vocazione e del suo primo incontro con Gesù (Gv 1,49): confessione di fede che riconosce il Messia, discendente di David, Re-Figlio di Dio, colui che adempie la promessa di Dio per il suo popolo e porta la liberazione, la giustizia e la pace.
Proprio nell’attesa del compimento di questa promessa, la speranza messianica era viva al tempo di Gesù ma si era caricata di attesa politica, di desiderio di sovranità mondana! Per questo, quando le folle avevano visto il segno della moltiplicazione dei pani, volevano prendere Gesù per farlo re, ma non vi riuscirono perché egli fuggì da loro ritirandosi nella solitudine della montagna. Ma anche quando Gesù entra in Gerusalemme per la sua ultima Pasqua, la folla gli va incontro con rami di palma, acclamandolo “Re d’Israele veniente, benedetto nel nome del Signore. Eppure anche quell’evento non viene capito nel suo significato, nemmeno dai suoi discepoli.

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Giornata mondiale dei poveri

La dimensione della reciprocità trova riscontro nel logo della Giornata Mondiale dei Poveri. Si nota una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone. Ambedue tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo.

In effetti, è difficile comprendere chi tra i due sia il vero povero. O meglio, ambedue sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere. Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa.

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Gesù bocciato in ragioneria


Dal Vangelo secondo Marco (Marco 12, 38-44)
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro…

Gesù osserva, vede, comprende e discerne: sa cosa accade accanto a sé, è vigilante e trae dalla concreta realtà lezioni di vita.
Qui che cosa vede? Nota che ci sono alcuni che mettono grandi somme di denaro: sono i ricchi, quelli che senza grande fatica e senza privarsi di qualcosa di essenziale, nella loro devozione possono mettere anche molto denaro nel tesoro del tempio. Anche di questo abbiamo avuto e abbiamo esperienza nella chiesa.
Solo cinquant’anni fa i primi banchi in chiesa avevano la targa in ottone con incisi i nomi dei ricchi che avevano fatto grandi offerte, e quei banchi erano loro riservati. E i poveri? In fondo alla chiesa, in piedi, perché anche le sedie messe a disposizione erano a pagamento.
Nulla di nuovo dunque!

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