IL PAPA SCUOTE L’EUROPA: RITROVI SE STESSA

«CHE COSA TI È SUCCESSO EUROPA umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?
Che cosa ti è successo Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti letterati? Che cosa ti è successo Europa madre di popoli e nazioni?».
Francesco scuote l’Europa. La mette davanti allo specchio perché si interroghi e sappia rivedere i segni della sua stanchezza e della sua vecchiaia, segni di questa rovinosa decadenza che la portano oggi a trincerarsi, a negarsi.
La chiama a cancellare quelle rughe che «non appartengono all’anima dell’Europa», affinché «le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità». E la sollecita come figlio a ritrovare se stessa, ad attingere dalle propria memoria, dalle più profonde riserve culturali «come un figlio che vuole ritrovare «nella madre Europa le sue radici di vita e di fede».

LA MEMORIA E L’ATTUALITÀ DEI FONDATORI
«Francesco invita «a fare una «trasfusione di memoria» che «non solo ci permetterà di non commettere gli stessi errori del passato ma ci darà accesso a quelle acquisizioni che hanno aiutato i nostri popoli ad attraversare positiva-mente gli incroci storici che andavano incontrando». L’anima europea è nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione ed è chiamata a diventare modello di nuove sintesi e di dialogo.
Il volto dell’Europa non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure». Francesco evoca così anche Padri fondatori dell’Europa. Cita Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi che seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra.
Che ebbero l’audacia non solo di sognare l’idea unità di Europa, ma di trasformare radicalmente i modelli che provocavano violenza e distruzione «I progetti dei Padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri»

CAPACITÀ DI INTEGRARE
L’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multi-culturale. Il volto dell’Europa non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure. E cita Adenauer: «Il futuro dell’Occidente non è tanto minacciato dalla tensione politica, quanto dal pericolo della massificazione, della uniformità del pensiero e del sentimento; da tutto il sistema di vita, dalla fuga dalla responsabilità, con l’unica preoccupazione per il proprio io».

CAPACITÀ DI DIALOGO
« Se c’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci è questa: dialogo. È urgente per noi oggi coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro». «Armiamo la nostra gente con la cultura del dialogo e dell’incontro. La pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione.
Da inserire in tutti i curriculi scolastici «come asse trasversale delle discipline; aiuterà ad inculcare nelle giovani generazioni un modo di risolvere i conflitti diverso da quello a cui li stiamo abituando». In tal modo potremo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione».

CAPACITÀ DI GENERARE
«Tutti dal più piccolo al più grande, sono parte attiva nella costruzione di una società integrata e riconciliata. Soprattutto i giovani hanno un ruolo preponderante. «Ma come pretendiamo di riconoscere ad essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei è in aumento?». Il problema del lavoro richiede la ricerca di «nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società».

IL SOGNO DELL’EUROPA DEL FIGLIO FRANCESCO
«Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vanaglorie» papa Francesco «come figlio» sogna «un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita»… quell’umanesimo, di cui l’Europa è stata culla e sorgente».
Sogna «un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione», cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia».
Sogna un’ Europa «in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano»:
Sogna un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo.
Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia».