Che altro mi manca?

Quest’anno la lettera pastorale “Che altro mi manca?”, che il vescovo Beniamino ci ha consegnato a Monte Berico l’8 settembre, è proprio basata sull’episodio narrato dal vangelo di questa domenica. Ne riporto di seguito uno stralcio.

Tutti desiderano la felicità e temono la tristezza, che nel vangelo risulta come esito della resa del giovane ricco. Purtroppo, viviamo in quella che
è stata definita «l’epoca delle passioni tristi», quasi una resa all’impossibilità di poter vivere e condividere ideali alti, gioiosi e generosi.

Da qui emerge l’assoluta importanza del richiamo continuo, appassionato, assillante quasi del Papa alla gioia: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento.

Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni» (La gioia del vangelo, n. 1). Il volto triste spesso non è non tanto dei giovani quanto delle nostre comunità cristiane, che potrebbero essere invitate a riflettere seriamente sulle cause della propria tristezza. Liturgie stanche e sempre uguali, iniziative prive di grinta, cristiani anestetizzati nella loro capacità di gioire realmente di Gesù Cristo e del suo Vangelo costituiscono lo scoraggiamento più frequente ed efficace all’accesso e alla perseveranza dei giovani nelle nostre comunità. (pag. 21)