CHI TOCCA VIVE

Un dipinto del Caravaggio mette in scena con sorprendente realismo l’incontro del Risorto con Tommaso. La mano di Gesù afferra quella dell’apostolo e l’introduce nella ferita del costato, quasi forzandolo. Non possiamo non rievocare le molteplici esperienze dell’esistenza, che avvengono attraverso l’atto del toccare. Ciò che passa al vaglio del nostro tatto, persone e cose, non rimane esterno a noi.

E’ un paradosso a dirlo, ma ne sentiamo tutta la verità nel farlo: toccare fuori significa far entrare dentro. Il bimbo, che esce alla luce dal grembo materno, ancora non vede. Tocca ed è toccato, sperimentando così l’accoglienza e l’accudimento.

L’anziano debilitato, il malato come il morente, non seguono i discorsi e spesso tengono gli occhi chiusi. Non li lasciamo soli se li tocchiamo, li accarezziamo, li abbracciamo. E anche il linguaggio dell’amore ha bisogno del tatto, soprattutto quando le carezze non si limitano ad essere uno sfregamento di epidermidi, ma modalità di toccare l’anima. Chi tocca muore, è scritto nei luoghi pericolosi. Chi tocca vive, possiamo invece riconoscere nella concretezza delle nostre storie.
(“Il tocco di Dio ci fa credenti”, don Dario Vivian, articolo completo in “La Voce dei Berici” 28 /4/2019)