DI FRONTE ALLE PERSECUZIONI CONTRO I CRISTIANI NON VOLTARE LO SGUARDO

Un duplice auspicio affinché la comunità internazionale «non volga lo sguardo dall’altra parte» e «non assista muta e inerte di fronte» all’«inaccettabile crimine» delle persecuzioni dei cristiani è stato espresso da Papa Francesco nel lunedì dell’angelo, quasi a voler riassumere quella che è stata la sua preoccupazione costante durante le celebrazioni pasquali. Al Regina caeli il Pontefice è tornato a chiedere «difesa e protezione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani». Essi sono «i nostri martiri di oggi» e la loro persecuzione «costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari».

Un tema, questo, affrontato in modo più sistematico nel tradizionale messaggio di Pasqua alla città e al mondo, in cui ha ribadito che i «cristiani sono i germogli di un’umanità nuova». E questa, ha subito puntualizzato, «non è debolezza, ma vera forza». Perché «chi porta dentro di sé la forza di Dio, il suo amore e la sua giustizia, non ha bisogno di usare violenza».

Da qui l’esortazione a «non cedere all’orgoglio che alimenta la violenza e le guerre, ma di avere il coraggio umile della pace» e a pregare affinché vengano alleviate «le sofferenze dei tanti nostri fratelli perseguitati a causa del Suo nome, come pure di tutti coloro che patiscono ingiustamente le conseguenze» dei tanti conflitti in corso. Elencandoli ha citato la Siria, l’Iraq, la Terra Santa, la Libia e lo Yemen. Nel contempo «con speranza», ha salutato «l’intesa raggiunta in questi giorni a Losanna, affinché sia un passo definitivo verso un mondo più sicuro e fraterno». Spostando poi lo sguardo verso l’Africa, ha quindi richiamato i drammi della Nigeria, del Sud Sudan e della Repubblica Democratica del Congo, con un pensiero particolare per la recente strage nell’università di Garissa in Kenya. E per quanto riguarda l’Europa, Francesco fatto riferimento all’Ucraina.

Infine auspici di pace e libertà sono riecheggiati anche «per tanti uomini e donne soggetti a nuove e vecchie forme di schiavitù da parte di persone e organizzazioni criminali», così come «per le vittime dei trafficanti di droga, tante volte alleati con i poteri che dovrebbero difendere la pace e l’armonia nella famiglia umana», e anche «per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi». Senza dimenticare gli emarginati, i carcerati, i poveri e i migranti «che tanto spesso sono rifiutati, maltrattati e scartati»; i malati, i sofferenti e i bambini «specialmente quelli che subiscono violenza».