L’ABBRACCIO DI DIO, PADRE E MADRE

Nella vita di ogni credente capita più volte di essere sia il figlio scapestrato che si allontana e sperpera la sua vita, sia il figlio maggiore, convinto di essere nel giusto, pronto a giudicare e a recriminare su quanto fatto, evidentemente, solo per dovere.

Ma il Padre… che meraviglia!
Lascia libero il figlio di andare, di fare la sua esperienza, di sbagliare.

Non si stanca di stare alla finestra, di scrutare l’orizzonte, giorno dopo giorno, per vederlo tornare.

Gli corre incontro quando è ancora lontano, lo rialza quando il figlio si getta ai suoi piedi e non gli interessa nulla che sia tornato “per fame” e non per amore. Gli dà un abito, restituendogli la dignità; l’anello, che caratterizzava l’amministratore della casa, dando fiducia a chi aveva dilapidato tutto; i sandali, che nelle case erano per i padroni e non per i servi.

Un amore profondo, difficile da comprendere. Ha cercato di farlo Rembrandt che, pochi anni prima di morire, ha dipinto questa scena in un quadro bellissimo dove l’abbraccio vede in primo piano le mani, una maschile e una femminile: per rappresentare un amore così sconfinato, è necessario immaginare un Dio che è padre e madre.
(Donatella Mottin – Centro Studi Presenza Donna)