VENITE A MANGIARE

Attorno al lago, dove i pescatori suoi discepoli sono tornati dopo le vicende della pasqua, non troviamo un banchetto imbandito come in altri episodi evangelici, ma una condivisione allestita alla buona: del pesce arrostito, con Gesù stesso a fare da cuciniere.

La scrittrice Elsa Morante annota, con fine intuito: “La frase d’amore più vera, l’unica è: Hai mangiato?”.
E la domanda ha talvolta riaperto possibilità, ricucito strappi, suggellato ritorni o semplicemente siglato la quotidianità nei ritmi normali eppure così sostanziali per farci sentire a casa, magari dopo una giornata faticosa. Quante volte gli amici di Gesù gli hanno sentito dire che Dio è Abbà di tenerezza addirittura materna.

Nell’invito a mangiare le parole si fanno gesto concreto, come nel salmo: Gustate come è buono il Signore! Gesù non si è mai limitato a soddisfare un bisogno, ha nutrito un desiderio. Per questo la condivisione sulle sponde del lago precede un dialogo doloroso e splendido tra Gesù tradito e Pietro il traditore. Tre volte una domanda di amore, come tre erano state le negazioni di conoscere l’Amico e il Maestro. C’è un desiderio da riaccendere, che passa attraverso ciò che è stato gustato attorno al fuoco di brace.

Attraverso i sensi, in questo caso il gusto, si esprime la fede: quella di cui Gesù fa dono a Pietro, fidandosi ancora di lui, e quella che Pietro mostra in risposta al perdono, affidando alla sequela l’intera sua esistenza, fino alla morte con la quale glorificherà Dio. Rispondere ai bisogni religiosi, come troppo spesso si limita a fare l’istituzione ecclesiastica, difficilmente fa gustare alle persone la bontà del credere.
don Dario Vivian, articolo completo in “La Voce dei Berici” 5 /5/2019