VERA UNITÀ È ESSERE CAPACI DI IMPARARE GLI UNI DAGLI ALTRI

La riconciliazione è un dono di Dio che non avviene senza sacrificio: tra cristiani potrà essere autentica solo superando l’autoreferenzialità e imparando gli uni dagli altri. Questo è il messaggio centrale del Papa nella festa della Conversione dell’Apostolo delle Genti. La rivoluzione che ha vissuto nella sua vita Paolo di Tarso incontrando Gesù è la rivoluzione dei cristiani di sempre: perdono, amore, e poi testimonianza e sacrificio

Dio, in Cristo, offre amore e riconciliazione all’umanità 

E’ l’amore gratuito e immeritato di Dio che Paolo sperimenta sulla strada verso Damasco, e da allora capisce di dovervi aderire con tutto sé stesso, senza più fare affidamento alle proprie forze: “Così egli conosce l’irrompere di una nuova vita, la vita secondo lo Spirito, nella quale, per la potenza del Signore Risorto, sperimenta perdono, confidenza e conforto.

E Paolo non può tenere per sé questa novità: è spinto dalla grazia a proclamare la lieta notizia dell’amore e della riconciliazione che Dio offre pienamente in Cristo all’umanità”.

E’ dunque così: “prima di essere uno sforzo umano di credenti che cercano di superare le loro divisioni, la riconciliazione”, è un “dono gratuito di Dio” che fa di ciascuno, perdonato e amato, un testimone in parole e opere di una “esistenza riconciliata”.

La riconciliazione richiede sacrificio: no all’autoreferenzialità

Ma come “proclamare oggi questo Vangelo di riconciliazione, dopo secoli di divisioni?. La via la indica ancora S. Paolo: ”Non senza sacrificio”. E’ la rivoluzione cristiana di sempre, cioè ”vivere non più per noi e i nostri interessi, ma ad immagine di Cristo, per Lui e secondo Lui.

Per la Chiesa di ogni confessione, questo è un invito anche ad uscire da ogni isolamento, a superare la tentazione dell’autoreferenzialità, che impedisce di cogliere ciò che lo Spirito Santo opera al di fuori dei propri spazi. Un’autentica riconciliazione tra i cristiani potrà realizzarsi quando sapremo riconoscere i doni gli uni degli altri e saremo capaci, con umiltà e docilità, di imparare gli uni dagli altri – imparare gli uni dagli altri – senza attendere che siano gli altri a imparare prima da noi”.

Il passato non ci paralizzi: seguiamo Gesù nell’oggi

Questo morire a noi stessi per Gesù – ci permette anche di relegare al passato il “nostro vecchio stile di vita” per poter entrare in una “nuova forma di esistenza e di comunione”, come è stato per Paolo di Tarso. Guardare indietro infatti, “è necessario per purificare la memoria”, ma fissarsi sul passato e sui “torti subiti e fatti” può paralizzare:

“La Parola di Dio ci incoraggia a trarre forza dalla memoria, a ricordare il bene ricevuto dal Signore; ma ci chiede anche di lasciarci alle spalle il passato per seguire Gesù nell’oggi e vivere una vita nuova in Lui.

Permettiamo a Colui che fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5) di orientarci a un avvenire nuovo, aperto alla speranza che non delude, un avvenire in cui le divisioni si potranno superare e i credenti, rinnovati nell’amore, saranno pienamente e visibilmente uniti”.

Ricordare insieme i 500 anni della Riforma protestante
“Il fatto che oggi cattolici e luterani possano ricordare insieme un evento che ha diviso i cristiani, e lo facciano con speranza, ponendo l’accento su Gesù e sulla sua opera di riconciliazione, è un traguardo notevole, raggiunto grazie a Dio e alla preghiera, attraverso cinquant’anni di conoscenza reciproca e di dialogo ecumenico”.

Il Papa ha ribadito il suo invito a non stancarsi di domandare a Dio il dono dell’unità, a trarre coraggio dall’esperienza di tanti martiri uniti, ieri e oggi, nella sofferenza per Cristo e ha concluso sollecitando ogni iniziativa “perché tutti siano una sola cosa”:  “Approfittiamo di ogni occasione che la Provvidenza ci offre per pregare insieme, per annunciare insieme, per amare e servire insieme, soprattutto chi è più povero e trascurato”.