07
Feb

“La forza della vita una sfida nella povertà”


La forza della vita…Fedele al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa. Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico.
Avvertiamo perciò tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia.
Proprio perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi.
Il benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne la motivazione, si snatura e si perverte. Anche per questo Gesù ha proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle ricchezze (cfr Lc 6,20-25). Alla sua sequela e testimoniando la libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà. L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi, sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente la terra, di cui siamo custodi e non padroni…
Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio, denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto… Ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.
    Messaggio della CEI per la 32a Giornata Nazionale per la vita - (7 febbraio 2010)

31
Jan

Innamorati come Don Bosco…


Don Bosco«Non fatevi rubare il cuore. Non fatevi rubare il  vostro desiderio di amare a tutti i costi, non fatevi rubare il desiderio di avere delle amicizie vere, non fatevi rubare la vostra voglia di fare della vostra vita qualcosa di unico e bello, qualcosa di grande. Ascolta quel grido che c’è dentro di te e che ti dice: “Voglio vivere davvero”». Siamo fatti per la vita, per dare la vita. Così ha fatto don Bosco. Sei fatto per coltivare e realizzare sogni grandi. Ascolta i desideri del tuo cuore, quelli veri, quelli belli… Non farti rubare la tua capacità di sognare. Anche don Bosco ha sognato, ma soprattutto ha creduto che i sogni potevano divenire realtà.
    E tu che cosa sogni? Quali sono i sogni nel cassetto della tua vita, quelli che solo tu sai? Forse dovremmo sognare che le guerre finiscano, dovremmo sognare che i giovani che non trovano un senso alla loro vita lo trovino, dovremmo sognare giustizia per tutti, dovremmo sognare di aiutare chi vede violati i propri diritti umani… Insomma, dovremmo sognare di divenire persone capaci di amare sul serio, persone capaci di sporcarsi le mani… Dovremmo sognare l’amore, l’amore della nostra vita.
    Don Bosco disse che ogni giovane è capace di grandi cose e che in tutti c’è un punto positivo su cui far leva. Oggi direbbe che in te ci sono grandi possibilità, grandi capacità. In tutti, in tutti voi c’è la qualità necessaria per divenire unici e capaci di cose uniche. Tutti voi siete degni di essere amati, tutti voi valete più di ogni altra cosa. Non accontentarti di una vita che non prende il volo, non accontentarti di essere come tutti, non accontentarti di avere tante cose perché non sono queste che rendono felici, ma impara piuttosto a distinguere ciò che conta da ciò che non conta, il bene dal male, il buio dalla luce.
    La vita infatti è come un automobile. Alcuni pezzi, come il motore, sono indispensabili, altri sono degli optional. E come l’automobile, la vita funziona solo se ci metti il carburante giusto.
    Don Bosco è un santo perché ha vissuto da innamorato cioè con passione per i giovani e la gente povera, dedito agli immigrati del tempo e alle famiglie povere.
    Chiedi oggi a don Bosco che ti aiuti a distinguere ciò che è essenziale da ciò che nella vita non serve perché nella vita sono poche le cose che contano davvero. E quelle che contano sono quelle che ti innamorano per sempre. (I.B.)

23
Jan

LA CENTRALITA’ DEL LAVORO


La centralità del lavoro“… Negli ultimi anni si è notata la crescita di     una  classe   cosmopolita   di  manager,  che     spesso rispondono solo alle indicazioni degli    azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi. Anche oggi tuttavia vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera. (…) Bisogna evitare che il motivo per l'impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell'impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all'economia reale e l'attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo.
Che cosa significa la parola « decente » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa.”

17
Jan

AI RAGAZZI, AGLI STUDENTI E AI LORO GENITORI


Cari amici, … Si ripete spesso che la Chiesa insegna con tanti no. Oggi voglio invitarvi a dire sì: un sì all’ora di religione (IRC) a scuola, che siete chiamati a scegliere o a confermare nelle prossime settimane. Perché è bene partecipare all’IRC? Ve lo suggerisco con cinque motivi:
· l’IRC tematizza le problematiche religiose e vi aiuta a trovare risposte ai perché della vita;
· è una disciplina che vi fa conoscere il Cristianesimo nella tradizione cattolica e propone i valori del Vangelo;
· educa le vostre coscienze, sostiene la vostra formazione umana integrale per situarvi criticamente nella società;
· aiuta a capire la cultura letteraria, artistica, storica, musicale intrecciata con il pensiero cristiano, perché, come affermava lo scrittore tedesco J.W. Goethe “La lingua materna dell’Europa è il cristianesimo”;
· l’IRC favorisce un confronto sereno con le altre religioni in una scuola che sta diventando luogo d’incontro per alunni provenienti da ogni angolo del mondo.
    Cari studenti, pensateci e non lasciatevi affascinare dai cattivi maestri. E voi, genitori, non rinunciate al vostro primario compito educativo, lasciando soli i ragazzi in questa scelta, ma parlatene in famiglia, dialogate senza abbandonare i nostri valori e principi cristiani. Agli insegnanti di religione rinnovo la mia stima e li incoraggio ad essere nella scuola e con gli alunni una presenza di educatori professionalmente competenti, di cristiani convinti e convincenti. Su tutti e sulle vostre famiglie invoco la benedizione del Signore.
            + Cesare Nosiglia vescovo di Vicenza

11
Jan

Il Papa: i volti dei bambini, un “appello silenzioso” contro la violenza


Battesimo di GesùI volti dei tanti bambini sfigurati dalla violenza e dalla guerra devono indurre gli uomini a deporre le armi e a percorrere la via della pace, ha detto il Papa IL 1 gennaio. “Il primo volto che il bambino vede, è quello della madre, e questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la vita, con se stesso, con gli altri, con Dio; è decisivo anche perché egli possa diventare un ‘figlio della pace’”.
E la pace, “incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell’altro una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione”.
“In realtà, solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell’infinito mistero dell’essere umano
”…
Ormai – ha osservato Benedetto XVI – è sempre più comune l’esperienza di classi scolastiche composte da bambini di varie nazionalità, ma anche quando ciò non avviene, i loro volti sono una profezia dell’umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia di famiglie e di popoli”. “Più sono piccoli questi bambini – ha constatato – e più suscitano in noi la tenerezza e la gioia per un’innocenza e una fratellanza che ci appaiono evidenti: malgrado le loro differenze, piangono e ridono nello stesso modo, hanno gli stessi bisogni, comunicano spontaneamente, giocano insieme”. “I volti dei bambini sono come un riflesso della visione di Dio sul mondo. Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare i loro cuori?”. “Purtroppo, l’icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti forzati”. Ma proprio i “volti dei piccoli innocenti”, “scavati dalla fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla disperazione”, ha ribadito il Papa, “sono un appello silenzioso alla nostra responsabilità”, un richiamo che fa crollare “tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza”. “Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo”.

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