19
Apr

Cosa succede nella Pasqua? (Card.C.M. MARTINI)


pasquaLa liturgia romana ci dice, nel canto solenne che precede le funzioni della notte di Pasqua: «O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi».

Che cosa è avvenuto in quell’ora sconosciuta, nell’oscurità nella tomba di Gesù?

Possiamo comprendere qualcosa di questo evento guardando gli effetti di questo mistero con gli occhi della fede. Lo Spirito santo è sceso con tutta la sua potenza divina sul cadavere di Gesù. Lo ha reso «spirito vivificante» (cfr Lettera di san Paolo ai Romani, 1.4), gli ha dato la capacità di trovarsi presente dovunque, in qualunque luogo e in qualunque tempo della storia. È stato come uno scoppio di luce, di gioia, di vita. Là dove c’era un corpo morto e una tomba senza speranza è iniziata un’illuminazione del mondo che dura ancora fino a oggi. …

Chi guarda al mondo di oggi con gli occhi della fede, ne riconosce tutte le brutture e le distorsioni, ma vede anche lo Spirito operante per salvare questo mondo.

Ma chi riconosce oggi il cambiamento che è avvenuto nella storia? Chi sente la presenza del Risorto che ci accompagna? Chi ha una fede piena in Gesù, chi si volge a Dio con tutto il cuore, chi si libera dalla schiavitù del successo e del denaro.

Vi sono tempi in cui questo riconoscimento è particolarmente difficile: sono i tempi delle grandi sventure, delle catastrofi che toccano molta gente, in particolare i bambini. Ma anche qui, per chi sa leggere con gli occhi della fede, non manca una presenza del Risorto.

Proprio ora ricevo dalle zone terremotate dell’Abruzzo un messaggio che suona così: «Dalla tendopoli… i più cari auguri. Il Signore venuto a curare le ferite dei cuori spezzati ci ha scelti perché lo aiutassimo. Sia questa la nostra vera gioia. Un fraterno abbraccio».

28
Mar

Messaggio ai giovani per la GMG 2009


Se vi nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito. Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della "grande speranza" che dia senso alla loro esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza, ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere "a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace”.

 (dal messaggio di papa Benedetto XVI per la prossima GMG)

21
Mar

BENEDETTO XVI in AFRICA: IMPEGNO e SPERANZA


Papa Benedetto XVI ha incoraggiato la Chiesa a ritrovare la sua vocazione sociale in un continente complesso, attraversato da un dialogo vitale tra culture ma anche da gravi ingiustizie nella distribuzione della ricchezza. Il papa ha ricordato l’impegno della Chiesa a “difendere i diritti dei poveri” e a “risvegliare la speranza nei cuori degli esclusi”. Oltre a evidenziare le responsabilità sociali della Chiesa, Benedetto XVI ha raccomandato la necessità di combattere “ogni particolarismo” e favorire “la cooperazione tra le etnie”.L’Africa è chiamata alla speranza attraverso voi e in voi! Con Cristo Gesù, che ha calpestato il suolo africano, l’Africa può diventare il continente della speranza”. Il Papa ha esortato i padri e le madri di famiglia ad “avere fiducia in Dio, in questo nostro tempo in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti”. Sottolineando le tante difficoltà che i popoli africani affrontano ogni giorno in contesti sociali che stanno subendo profonde modificazioni, Benedetto XVI si è rivolto in particolare ai giovani invitandoli a essere coraggiosi “davanti alle difficoltà della vita” poiché “la vostra esistenza ha un prezzo infinito agli occhi di Dio”. Davanti ai delegati musulmani, Benedetto XVI ha concluso il suo discorso incoraggiando a “lavorare insieme per edificare una civiltà dell’amore”.

21
Mar

Il Santo Volto della Sindone


Nel suo insieme l'immagine del volto colpisce subito. È solenne, serena, maestosa e armoniosa. Percepiamo la presenza di una realtà divina che permea i segni impressi nella sindone e ci porta al di là di essi.

Il volto parla di sofferenza ma non ne è sfigurato, è immerso nel silenzio ma eloquente. Gli occhi, pur chiusi e gonfi, sembra penetrino il tuo intimo per inondarlo di pace e di misericordia. È il volto di un morto, ma è vibrante, quasi impaziente di risurrezione, di gloria!

Per noi è il Volto di Gesù di Nazaret, Signore e Salvatore nostro, Figlio del Padre. Immagine di quella realtà divina che non viene mai meno.

L'uomo della sindone è l'unico caso finora noto di persona crocefissa e coronata di spine. Corrisponde al racconto del Vangelo sulla passione di Cristo. Cfr.Matteo cap. 27, 27-31 . Ecco un resoconto del laboratorio spaziale di Pasadena che ha sottoposto le fotografie della Sindone a particolari analisi: «Il computer conferma che Gesù fu coronato da un casco di spine. La parte destra del viso è sfigurata. I capelli, dalla parte sinistra, sono impastati di sangue. La barba è strappata. Su di una guancia è rilevabile un colpo di bastone che ha rotto anche la cartilagine del naso. E’anche possibile sapere come è avvenuta la flagellazione. Gesù era in posizione eretta. Secondo i rilevamenti i colpi inferii sarebbero 121, il computer ne calcola persino la violenza; solo la parte vicina al cuore è stata risparmiata».

Nonostante le ferite e le contusioni, il viso di Gesù conserva la sua bellezza armoniosa e le perfette proporzioni. Quella bellezza che, secondo un inno bizantino, «nemmeno gli Angeli osano contemplare. Il ritratto fatto dalle mani immacolate del Padre che noi con fede e amore riconosciamo come Dio nell'adorazione».

Osservando attentamente il Santo Volto, possiamo noi stessi riconoscere alcune ingiurie patite: nel centro della fronte: gonfiore ed emorragia da caduta; sulla guancia destra: emorragia in seguito a colpo e tumefazione che si estende sino alla palpebra; ferite sulla guancia destra, il labbro superiore e la mandibola destra; tra i capelli sopra le tempie e sulla fronte a sinistra quasi una linea circolare: versamento di sangue dalle ferite causate dal casco di spine; tumefazione al sopracciglio sinistro; sulla parte sinistra del naso: cartilagine schiacciata e deformata in seguito a colpo o caduta. Questo è il volto dell'«uomo dei dolori» (Is.53), che portò i nostri dolori e le nostre sofferenze. Testimonianza eloquente dei patimenti di Gesù per la nostra salvezza.

Guardando questo volto ferito, possiamo evocare la passione di nostro Signore in tutto il suo potere redentore. È la torturata bellezza che ci ha aperto le porte della casa del Padre. «Che cosa avrei potuto fare per voi, che già non abbia fatto(Liturgia del Venerdì Santo).

14
Mar

GIORNATA DELLA PROSSIMITA’


Il povero ci trasforma e ci guarisce”

“Entrare in comunione con il povero ci cambia, ci trasforma, ci rende più umani ed è un cammino di conoscenza di Dio”.

“il mondo umano è un mondo di conflitti, di guerre, di divisioni, dominato dall’incapacità di incontrarsi” perché “abbiamo paura gli uni degli altri”. “Paura della morte, di sparire, di essere rifiutati, di non essere amati, di non riuscire, di sentirci colpevoli, del caos all’interno di sé”.

“Come si può diventare più umani? Come si possono far crollare i muri che ognuno di noi crea? Come si può superare la paura di essere rifiutati? Come si può essere se stessi accettando ciò che siamo con le nostre fragilità?”.
“Siamo tutti degli esseri umani, siamo tutti delle persone”. “Qualunque siano le nostre capacità o incapacità, qualunque sia la nostra cultura o la nostra religione, qualunque sia la nostra etnia, siamo tutti delle persone uniche, preziose, con un valore profondo”. “Siamo tutti capaci di ricevere Dio, qualunque siano le nostre povertà, apparenti o non apparenti”.
Amare “non è obbligatoriamente fare qualcosa per gli altri”. “Amare qualcuno è rivelare all’altro la sua bellezza, è rivelare all’altro che è una persona, che è importante, che può fare delle cose belle con la sua vita”.
Bisogna amare le persone “con intelligenza per aiutarle a rialzarsi”, “voler andare al di là dei muri, attraverso i muri”, “rivelare a coloro che sono stati schiacciati che hanno un valore”. “Non sono superiore a te, non sono meglio di te, sono come te. Ho le mie fragilità, ho i miei handicap che forse spesso ho nascosto, tu hai i tuoi handicap, forse più visibili, ma dietro ai tuoi handicap ci sei tu come persona, c’è il tuo cuore”.
“Ciò che voglio trasmettere prima di morire è che la vita è bella se ci mettiamo pian piano a far scendere i muri che ci separano”.
“Perché i muri possano sparire, perché noi possiamo diventare vulnerabili gli uni di fronte agli altri, per non essere più guidati da competitività, perché il mondo possa trovare la pace ho bisogno di una comunità, di fratelli e sorelle, di Gesù”.

Jean Vanier, fondatore della comunità dell’Arca

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