31
Mar

Lasciamoci conquistare dal fascino della Risurrezione


Gesu’ risorto…Cari fratelli e sorelle, dobbiamo costantemente rinnovare la nostra adesione al Cristo morto e risorto per noi: la sua Pasqua è anche la nostra Pasqua, perché nel Cristo risorto ci è data la certezza della nostra risurrezione. La notizia della sua risurrezione dai morti non invecchia e Gesù è sempre vivo; e vivo è il suo Vangelo. "La fede dei cristiani – osserva sant’Agostino – è la risurrezione di Cristo". Gli Atti degli Apostoli lo spiegano chiaramente: "Dio ha dato a tutti gli uomini una prova sicura su Gesù risuscitandolo da morte" (17,31). Non era infatti sufficiente la morte per dimostrare che Gesù è veramente il Figlio di Dio, l’atteso Messia. Nel corso della storia quanti hanno consacrato la loro vita a una causa ritenuta giusta e sono morti! E morti sono rimasti.

08
Mar

L’Uomo della Sindone


«Veniamo davanti a Cristo con il peso delle nostre sofferenze e delle sofferenze dei poveri, degli oppressi, dei malati, degli emarginati, di tutti coloro nei quali più vivida è impressa l'immagine di Cristo. Si può dubitare che l'immagine che noi veneriamo nella Sindone sia l'impronta del corpo di Cristo, ma una cosa è assolutamente certa: che il volto di Cristo è impresso nel volto dei fratelli suoi e nostri che a causa dell'egoismo e dell'indifferenza non hanno ne volto ne voceChe tutto questo ci possa portare a una generosa accettazione della croce e a un'effettiva solidarietà con i nostri fratelli e sorelle» (Card. M. Pellegrino).

24
Feb

La Samaritana: dalla sete d’acqua alla sete di Dio


La SamaritanaIl brano del Vangelo presenta situazioni semplici e ordinarie: fa caldo, Gesù è affaticato per il viaggio, si siede, ha sete, cerca acqua, i discepoli sono andati a provvedere cibo, una donna samaritana va al pozzo come usa fare tutti i giorni, si parla di secchio, brocca, provvista di cibi… Sono le realtà concrete da cui parte l'evangelizzazione stupenda di Gesù: Egli coinvolge, successivamente, la donna, la gente della città, i discepoli…

17
Feb

ANZIANI E MALATI: TUTTI MISSIONARI


Dalla Lettera del Vescovo per la

Giornata Mondiale del Malato:

Anziani e malatiMi rivolgo a tutte le famiglie che stanno vivendo momenti di dolore e di malattia di alcuni congiunti e li invito ad affrontare con fede e speranza la loro condizione.

Penso in particolare a chi ha in casa degli anziani con malattie degenerative, o qualche figlio o parente disabile o malato cronico, o a chi è stato toccato dal dramma della morte di qualche persona cara.

La fede in Gesù, pur non togliendo il dolore e la drammaticità della situazione, può dare sollievo nello spirito e forza morale per affrontare ogni situazione con coraggio e speranza certa di poter trarre anche da quel male un bene per se stessi, per i propri cari e la propria famiglia.

Una fede che solo nella preghiera resiste e matura, come ci ricorda il Papa nell’ultima Enciclica sulla speranza: “Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è più nessuno che possa aiutarmi - dove si tratta di una necessità o di un’attesa che supera l’umana capacità di sperare- Egli può aiutarmi”.

E’ qui che la famiglia può esprimere tutta la sua carica di vita e di amore, la più profonda solidarietà, sia nei confronti dei sofferenti della propria casa, sia verso quelli delle altre famiglie.

Le storie di solidarietà e di comunione che tante famiglie scrivono nel tempo della malattia, sono una testimonianza di quel prendersi cura che nasce dall’amore, dalla tenerezza e dalla condivisione e sanno restituire ai vissuti di sofferenza la loro altissima dignità.

Ogni parrocchia, sacerdoti e laici, sanno bene quanto la vicinanza alle famiglie che hanno un congiunto malato sia un dovere primario di carità e risponda al comando del Signore: “Ero malato e sei venuto a trovarmi”.

03
Feb

Giornata per la Vita 2008 Messaggio dei Vescovi: “Servire la Vita”


giornata della vita

I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso. La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita.

I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità.

Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita. Questo significa servire la vita. Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsene. Accade quando viene rivendicato il “diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili. Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono…
Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine. Per questo diciamo grazie a tutti coloro che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti – non ultimi i nonni – che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano; a chi – ginecologo, ostetrica, infermiere – profonde il suo impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce; alle famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, alle persone di ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e dedizione.
Grazie: voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro.

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