31
May

LETTERA DEL CONSIGLIO PASTORALE ALLA COMUNITA’ DI S.FAMIGLIA E S.LAZZARO SULLA CRISI


Carissimi fratelli e sorelle,

nelle ultime riunioni del nostro Consiglio pastorale parrocchiale abbiamo concentrato la nostra ricerca sul tema della crisi, che ha toccato anche le famiglie del nostro quartiere e che interpella la nostra comunità cristiana.

Senza voler entrare in una lettura sociologica, abbiamo dedicato un tempo notevole per raccontarci come esperimentiamo noi la crisi e come la vediamo nelle famiglie radicate nel territorio e in quelle immigrate, provate dal problema del lavoro e della casa, dalla precarietà, dall’insicurezza, da nuove forme di povertà.

La comunicazione è stata serena, schietta, ricca e molto coinvolgente, perché partiva da noi e dal vissuto delle nostre famiglie e dei nostri ambienti di lavoro.

Abbiamo riscontrato che nella crisi c’è molta diversità tra italiani e immigrati, tra anziani e giovani, tra famiglie unite e divise, tra chi ha perso tutto e chi non è stato toccato dalla crisi, tra chi cerca nuove forme di responsabilizzazione e di condivisione solidale e chi non si interessa dell’altro e vive in modo consumistico come prima…

Abbiamo constatato che il problema del lavoro passa sotto silenziatore e che la famiglia non è sostenuta.

Ne avvertiamo le conseguenze su

la diminuzione delle nascite,

la precarietà del lavoro,

l’indebitamento delle famiglie,

la mancanza di prospettive per il futuro dei giovani,

il venire meno della legalità e dei diritti conquistati con lunghe lotte,

l’imbarbarimento delle relazioni sociali ed economiche,

la “guerra tra poveri”,

il rifiuto dell’immigrato visto come “ruba-lavoro” e minaccia della sicurezza,

la speculazione dei disonesti,

l’incapacità di ridimensionare gli sprechi e di assumere nuovi stili di vita,

il disinteresse per l’informazione e l’approfondimento dei problemi dell’Italia e del mondo,

il senso di anestesia mediatica, di sazietà consumista, di fatalismo pessimistico,

la mancanza di indignazione e di lotta per la legalità e la giustizia,

il ritorno all’assistenzialismo…

Ci siamo comunicati anche i segni di speranza, i germogli di novità e le esperienze di sobrietà, di fraternità e di solidarietà nelle nostre famiglie e nella comunità.

Abbiamo infine analizzato con l’aiuto della Caritas parrocchiale le proposte del Vescovo per rispondere alla crisi: la raccolta straordinaria mensile di viveri e il sostegno economico di vicinanza alle famiglie che hanno perso il lavoro.

Ne abbiamo già parlato in chiesa, abbiamo dato spazio a questo invito nel foglio domenicale e abbiamo chiesto che ciascuno se ne faccia portavoce nel suo gruppo di riferimento.

Questa lettera vorrebbe offrire alla comunità qualche domanda per un discernimento concreto:

Di fronte alla crisi, quale spirito sta guidando i nostri giudizi e le nostre parole?

Da dove ricaviamo questa ispirazione, da una informazione seria e dalla Parola di Dio o da un’opinione pubblica, spesso superficiale e condizionata dai media?

Come reagiamo all’addormentamento delle coscienze e della partecipazione, di fronte alle priorità del lavoro, della democrazia, della legalità, della giustizia e della solidarietà?

Quale sfida educativa per la famiglia, la scuola, la comunità cristiana, la società civile?

Come trasformare il pessimismo sterile e passivo, in indignazione cosciente e in cittadinanza attiva?

Quali nuovi stili di vita abbiamo deciso personalmente e in famiglia nella linea della sobrietà e della solidarietà?

Come questo tempo difficile può diventare tempo di grazia e risorsa per il futuro?

Come possiamo aiutarci a superare la mentalità dell’elemosina per una reale condivisione tra chi ha il dono del lavoro e chi l’ha perso?

Perché finora c’è stata poca risposta, a livello di persone o di gruppi, di fronte alla proposta dell’adozione di una famiglia che ha perso il lavoro?

Ringraziamo veramente le persone e i gruppi che già hanno cominciato a condividere mensilmente una somma di danaro, per un certo tempo, a favore di questo sostegno di vicinanza.

Resta sempre valida la possibilità di dare un contributo deducibile tramite la Caritas diocesana, ma proponiamo di appoggiarci alla Caritas parrocchiale, sia per far conoscere le famiglie bisognose da accompagnare, sia per gestire accuratamente i contributi liberi delle singole persone e dei gruppi.

Grazie per la vostra preziosa collaborazione.

Il Signore ci benedica e ci accompagni!

Il vostro Consiglio Pastorale

31
May

Suicidio demografico e lavoro, le urgenze per l’Italia


La TrinitàL’inverno demografico e l’emergenza lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, sono i due più gravi problemi che affliggono l’Italia, ha detto il Card. A. Bagnasco, nella prolusione della 61a Assemblea generale della CEI.

La famiglia fondata su quel bene inalterabile che è il matrimonio tra un uomo e una donna, va difeso e continuamente preservato quale crogiuolo di energia morale, determinante nel dare prospettive di vita al nostro presente”.

Egli ha messo in guardia l’Italia dal lento suicidio demografico a cui sta andando incontro. Oltre il cinquanta per cento delle famiglie oggi infatti è senza figli, e tra quelle che ne hanno quasi la metà ne contemplano uno solo, il resto due, e solamente il 5,1 delle famiglie ha tre o più di tre figli. “Per questo motivo urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale”. Per uscire dalla crisi il Cardinale ha indicato il “quoziente familiare” quale “innovazione che può liberare l’avvenire della nostra società”. 

Il Presidente della CEI ha quindi individuato l’altro perno essenziale per la rinascita del Paese nel lavoro, che è “la risorsa, anzi la quota parte minima di capitale fornita dalla società a ciascun cittadino, in particolare ai giovani alla ricerca del primo impiego, perché possano inserirsi e, trovando senso in ciò che fanno, sentirsi utili quali attori di crescita e di sviluppo”. La crescente crisi occupazionale è “una preoccupazione che angoscia e per la quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all’intera classe dirigente del Paese: politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti”.

Ha quindi invitato il Governo e le forze sociali a potenziare le piccole e medie industrie, metterle in rete anche sul piano decisionale, qualificare il settore della ricerca e quello turistico, potenziare l’agricoltura e l’artigianato, sveltire la distribuzione, facilitare il mondo cooperativistico.

Bisogna rinforzare i soggetti che meglio esprimono le qualità del territorio e più possono assorbire e rimotivare leve del lavoro”.

In conclusione ha espresso “grande vicinanza e considerazione” alle Forze dell’ordine e alle Autorità inquirenti “per la formidabile azione di contrasto che stanno svolgendo contro le cosche malavitose e la loro pervasiva ramificazione su tutto il territorio nazionale e oltre”.

15
May

Benedetto XVI: la missione di Fatima non è conclusa


La missione di Fatima non è conclusaSi illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”, ha affermato questo giovedì Benedetto XVI sulla spianata del Santuario di Fatima insieme a più di mezzo milione di pellegrini.

La missione della Chiesa oggi, ha detto il Papa, è quella di mostrare l'amore di Dio a un'umanità “pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di Nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo”.

L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima”, ha aggiunto.

Anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa 'casa' che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni, perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza”.

Il Papa ha insistito sulla sua sollecitudine verso l'“umanità afflitta da miserie e sofferenze”: “in Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile”.

Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé…

“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana”.

Questa esperienza, ha reso i pastorelli “innamorati di Dio in Gesù”. “Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore… “Cristo ha il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi”, perché “la fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.

I pastorelli “hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio”. “La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore”, ha concluso. “Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”.

08
May

Giornata per la salvaguardia del creato


Giornata per la salvaguardia del creatoI tempi attuali richiedono uno stile di vita più sobrio e una vera e propria “conversione ecologica”. E' questo in sintesi quanto emerge dal messaggio della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per la quinta Giornata per la salvaguardia del creato.
Nel testo si sottolinea come Benedetto XVI abbia segnalato più volte “quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l'acqua, il cibo e le fonti energetiche”.
Spesso, infatti, l'ambiente viene sottoposto a uno sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che minacciano l'abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future”.
Si assiste oggi alla “grave sottrazione di beni necessari alla vita di molte popolazioni locali operata da imprese multinazionali, spesso col supporto di élites locali, al di fuori delle regole democratiche”.
Questioni di apparente portata locale si rivelano connesse con dinamiche più ampie, quali per esempio il mutamento climatico, capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti più lontani”.
Anche le guerre - come del resto la stessa produzione e diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano - contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta”.
pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre”. Da qui la necessità di rivedere i modelli di sviluppo per puntare a una vera e propria “conversione ecologica”.
È impossibile, infatti, parlare oggi di bene comune senza considerarne la dimensione ambientale, come pure garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona trascurando quello di vivere in un ambiente sano”.
Si tratta di un impegno di vasta portata, che tocca le grandi scelte politiche e gli orientamenti macro-economici, ma che comporta anche una radicale dimensione morale: costruire la pace nella giustizia significa infatti orientarsi serenamente a stili di vita personali e comunitari più sobri, evitando i consumi superflui e privilegiando le energie rinnovabili”.
ogni soggetto è invitato a farsi operatore di pace nella responsabilità per il creato, operando con coerenza negli ambiti che gli sono propri”.

 

02
May

Il problema: il disorientamento dei giovani (e non solo loro) di fronte al lavoro


il disorientamento dei giovaniChe posto ha il lavoro nella vita dei giovani d’oggi? Che senso ha dire che dobbiamo educare i giovani al lavoro?
Bisogna partire dal fatto che, per la cultura dominante, queste domande hanno poco o nessun senso.
    Infatti prevale lo stereotipo secondo cui vengono a mancare non solo le opportunità oggettive di lavoro, ma anche l’idea stessa del lavoro.
Molti fra gli stessi studiosi parlano di «fine del lavoro» e di «fine della società del lavoro».
    I giovani sarebbero la testimonianza più evidente di questa situazione di dissolvimento del lavoro. Chiedersi che cosa significhi educare al lavoro sembra essere – per la cultura più diffusa – una domanda priva di qualsiasi speranza di risposta.
    Si tratta, allora, di capire se questa sia veramente la situazione, o se piuttosto non ci sia una sorta di annebbiamento della coscienza personale e collettiva, che distorce il senso del lavoro, lo scenario delle opportunità di lavoro e quindi anche i requisiti formativi per realizzare tali opportunità.
    La nostra risposta è che, dietro alcuni parziali elementi di realtà, la visione cosiddetta postmoderna delle cose sia profondamente errata e fuorviante.
    Occorre rivedere completamente il modo di intendere il lavoro oggi e, di conseguenza, il senso dell’educare al lavoro.
L’educazione al lavoro rappresenta una nuova istanza antropologica che, nell’era della globalizzazione, può essere soddisfatta solo ricorrendo ad un nuovo paradigma pedagogico e capace di socializzare.
da “La sfida educativa” della C.E.I

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